Intervista agli Ataraxia

a cura di Psychotron

La redazione di STEREOINVADERS è fiera di poter offrire ai propri lettori questa intervista con gli Ataraxia, una importante, storica, leggendaria “anima” del panorama musicale indipendente italiano, che certo non ha bisogno di presentazioni.

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- Lasciate innanzitutto che io esprima il mio più sincero apprezzamento, oltre che per il vostro indubbio talento, anche per tale opportunità.

- Grazie a voi per questa occasione.

 

- Attualmente siete sul mercato con “Odos Eis Ouranon – La via verso il cielo”, doppio cd in collaborazione con Autunna et sa Rose, edito per Equilibrium Music (vedi spazio news - nda). Come è nata questa recente release e cosa ha significato per voi condividere una simile esperienza con altri musicisti?

- Nella primavera del 2003 Autunna et Sa Rose e Seasons of the Sun (che ha curato la produzione della prima registrazione nella chiesa di S. Michele) ci contattarono per chiederci di prendere parte ad un concerto da loro organizzato che sarebbe poi stato registrato ed eventualmente pubblicato. Lavorammo per alcuni mesi all'arrangiamento di molti dei nostri brani in chiave acustica per voce, pianoforte, chitarra classica e clarinetto. In fase di stampa uno dei musicisti che aveva preso parte alla serata ritirò il permesso alla pubblicazione così decidemmo di ri-registrare il tutto con lo stesso spirito e con gli stessi arrangiamenti in un luogo altrettanto carico di magia. In comune i due gruppi hanno l'utilizzo di strumenti acustici, un'atmosfera intimista e molto emozionale e la registrazione di una session dal vivo per questa opera. Entrambi credo manifestino una certa passione per il genere neo-classico per quanto lo stile, le scelte e la musica stessa siano assai diversi tra loro. E' stata una grande emozione utilizzare unicamente strumenti acustici e potere arrivare al cuore cristallino, puro della nostra musica.

 

- Che ne dite di spendere qualche cenno sui vari capitoli della vostra nutrita discografia? Le vostre sonorità sono in continua evoluzione e diversificazione. Esiste un album al quale siete particolarmente affezionati?

- I dischi che abbiamo pubblicato sono tanti, tenteremo di riassumere le tematiche di ogni album. 'Symphonia Sine Nomine' è stata una riflessione sulla vita e sulla morte prendendo spunto dalla visita ad un cimitero che ospitava antiche statue che avevamo l'impressione ci osservassero indifferenti perchè loro conoscevano il segreto del 'passare attraverso' mentre noi eravamo solo i ciechi dall'altra parte. 'Ad perpetuam rei memoriam' rappresenta il viaggio di un'umanità dolente verso il suo destino e la morte, una tragedia kafkiana che poi si trasforma in un progressivo riappropriarsi della propria essenza fino a giungere ad un equilibrio e ad un'armonia aiutati dalla natura e dai suoi cicli. La Malédiciton d'Ondine è stato scritto per tutte le donne che per secoli non hanno potuto esprimersi e a cui è stato relegato un ruolo subalterno rispetto all'uomo. In questo modo l'equilibrio uomo-donna si è spezzato e questo ha portato a disarmonie e sofferenze. Questo album è il canto dell'acqua per tutte le donne inghiottite dal silenzio. 'The moon sang on the April chair' è ancora una volta una riflessione sulle stagioni della vita: l'infanzia, la giovinezza e la morte. "Il fantasma dell'Opera" è un lavoro molto interessante che prendendo spunto dal romanzo di Leroux analizza la figura dell'artista, una figura ambivalente che spesso vive uno sdoppiamento profondo tra genialità e mostruosità, solitudine incolmabile e profonda ispirazione. 'Concerto N°6' è un tributo alla musica, all'armonia alla bellezza. Siamo stati ispirati dalla musica barocca e dal bellissimo film 'Tous les matins du monde' in cui si riflette sull'intimo legame tra la musica e quelle dimensioni che sfiorano la vita (appena prima e appena dopo la morte). 'Orlando' è intimamente legato all'omonimo libro di Virginia Woolf ed esplora l'andronigità dell'essere, la sua complessita e semplicità al tempo stesso come creatura che si eleva al di sopra dei sessi e li contiene entrambi. 'Historiae' è ispirato ai borghi medievali in cui siamo nati e che ci circondano, alle estati passate ad ascoltare i canti e le rullate di tamburi provenienti dalle feste medievali che si organizzano numerose nella nostra regione. 'Historiae' raccoglie le flebili narrazioni degli uomini cancellati dalla storia. 'Os cavaleiros do templo' è stato ispirato dalla visita al Portogallo ed alle sue abbazie e castelli, un paese pieno di storia, suggestioni e nobiltà. 'Lost Atlantis' è un monito verso una forma di evoluzione che porta l'uomo a distruggere progressivamente quello che lo circonda e gli da vita a favore di un mondo artificiale che presto lo soffocherà e annullerà ogni sua forma di libertà e di pensiero. 'Lost Atlantis' parla della leggenda del continente scomparso come esemplificazione del mondo di oggi. 'Suenos' è la storia di un cavaliere che abbandona tutto e parte in pellegrinaggio per il vicino oriente al tempo delle crociate. E' la storia di un uomo che per ritrovare se stesso ed il significato della sua esistenza lascia tutti i suoi averi e si incammina per un sentiero sconosciuto e forse pericoloso. La ricerca di se stesso. 'A Calliope, collection' è una raccolta dedicata all'acqua, al mare e a Calliope, musa del canto epico e fonte d'ispirazione per tutti noi. 'Mon seul désir' è stato ispirato dalla visita al ciclo di arazzi 'La dame à la licorne' esposto al museo di Cluny, il superamento dei cinque sensi per giungere all'atarassia. Una bellissima, profonda e simbolica storia d'amore. 'Des paroles blanches' è stato ispirato dalle bianche scogliere di Normandia, un luogo selvaggio dove vento, mare e sole creano un quadro vivente idilliacco, un luogo dove purificarsi, dove dire a se stessi quelle parole bianche che non abbiamo mai osato rivelare e poi abbandonarle al vento...'Saphir' è dedicato al mondo dei giardini, i giardini nella storia e nel mondo, i giardini segreti, immaginati, sognati, i giardini interiori, porte del sogno in cui uomo e natura sono ancora in armonia piuttosto che in contrapposizione, luoghi di delizia ed evidenza del creato, luoghi di preghiera e di meditazione...

Circa l'essere affezionati ad un particolare album ognuno di noi ti risponderebbe in modo diverso. Vittorio ti direbbe che è quello che non ha ancora composto (e appena composto non gli interesserebbe più). Lui non è legato a ciò che scrive, il motore che lo muove è la forza della creatività proiettata nel futuro. Giovanni ti citerebbe probabilmente uno dei primi lavori, "La malédiciton d'Ondine" o "Il Fantasma dell'Opera", lui è molto legato al passato, ai nostri esordi, ed è la nostra memoria storica. Io probabilmente ti citerei un album legato all'acqua, filante ed atmosferico, triste e ispirato a luoghi che ho visitato e poi ricreato nella mia immaginazione. Amo molto le sonorità mediterranee che evocano profumi e visioni lontane. D'altra parte ci sono talmente tanti album che raccolgono brani così che non potrei indicartene uno, forse"Lost Atlantis"?

 

- E' in preparazione un nuovo studio album? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro dagli Ataraxia, anche a livello di direzione stilistica?

- E' uscito in questi giorni il nostro primo libro (con CD allegato) chiamato "Arcana Eco". L'etichetta Ark Records ha deciso di inaugurare con noi una serie di opere monografiche relative a gruppi italiani indipendenti. Il progetto si chiama 'Obscura'. Un cofanetto in cartone contiene un libro fotografico di 164 pagine e un digipack con un CD di materiale esclusivo. Questa opera è un tributo alla nostra opera musicale, un omaggio a chi ci ascolta e a noi stessi. Abbiamo lavorato duramente e per ben due anni al libro che accompagna il CD e finalmente siamo riusciti a realizzare un sogno che avevamo da tempo: coniugare poesia, scrittura ed immagini. Quest'opera infatti si apre col viaggio di un pellegrino lungo il corso dei secoli ed attraverso sei fasi: la pietra, l'acqua, il passaggio, il sogno e la contemplazione fino a giungere alla luce. Questo viaggio si identifica con le fotografie di Livio Bedeschi che accompagnano ogni capitolo e ad ogni fase sono dedicati alcuni nostri album. Il giornalista musicale Ferruccio Filippi ha intrapreso lui stesso un viaggio per raggiungerci ed intervistarci accompagnato dalle foto che gli avevamo mandato e dalla nostra musica. Il tutto è arricchito da estratti poetici, scritti vari e si conclude con una nostra lunga ed esaustiva intervista.

 

- Benché la vostra musica e la vostra attitudine siano cosmopolite, senza tempo né radicamento geografico preciso, ritenete che appartenere alla realtà italiana (commercialmente parlando) vi penalizzi in qualche modo? Se Ataraxia fosse stato un progetto tedesco, olandese o americano, la vostra musica avrebbe forse beneficiato di maggior diffusione, interesse o pubblicità? In sostanza, il nostro paese è sufficientemente aperto a realtà musicali che non siano Sanremo, Laura Pausini o Vasco Rossi? Che responsi avete all'estero?

- Non ci piace lamentarci ma sicuramente quando iniziammo la realtà italiana era praticamente inesistente. La musica indipendente italiana era considerata zero, le etichette indi lavoravano con minuscoli mailorders ristretti quasi ad un gruppo di amici, di contatti con l'estero non se ne parlava proprio. Dopo un prolifico ed interessante periodo nella prima metà degli anni ottanta, la fine degli anni ottanta che ci ha visto nascere si è rivelato un periodo oscuro in cui si veniva praticamente messi all'indice, ignorati, ridicolizzati se si tentava di intraprendere una strada diversa, di utilizzare l'immaginazione e di sperimentare. Prima di avere un contratto discografico abbiamo atteso numerosi anni e così ci autoproducevamo. Abbiamo avuto la costanza e la forza di spedire materiale, bootlegs, demotapes in tutto il mondo a un ritmo serrato e la freddezza italiana dell'epoca all'estero si è trasformata in apertura ed interesse. Abbiamo coltivato numerose amicizie epistolari e numerosissime collaborazioni per compilation con realtà francesi, tedesche, belga, portoghesi, inglesi e di numerosi altri paesi. Quando cominciammo, l'unica etichetta italiana esistente ed attiva era Energeia di Napoli. Non potete neppure immaginare il vuoto, il grigio e l'aridità di quegli anni. Ma nelle difficoltà si cresce e se un gruppo ha davvero una fiamma, è spinto da qualcosa di forte allora resiste e così è stato. Dopo le prime produzioni con Energeia e la diffusione dei nostri demo ad alcune fanzine tedesche ci contattò via telefono la EFA tedesca proponendoci un contratto da firmare entro pochi giorni attraverso Apollyon. E così è stato. Molti dei risultati che abbiamo ottenuto vengono dal sudore della nostra fronte. Abbiamo sempre curato la nostra promozione sin dagli inizi e lavorato in collaborazione con varie realtà estere. La seconda metà degli anni novanta è stato un bellissimo periodo, in Italia alcune fanzine erano nate e le persone che ci lavoravano erano davvero speciali: Ver Sacrum, Marble Moon, Neogothic, Mit Liebe und Tod. Siamo diventati amici ed abbiamo organizzato vari eventi insieme. Era tutto molto avventuroso. Non so cosa sarebbe successo se fossimo stati un gruppo straniero, l'Italia è penalizzata, questo è certo, ma non voglio pormi queste domande. A volte è doloroso e in fondo non ha senso. Siamo nati in Italia e qui abbiamo portato avanti il nostro lavoro, qui ci siamo incontrati, qui abbiamo incontrato tanti collaboratori ed artisti con cui abbiamo collaborato. Era destino e nel nostro piccolo questo non ci ha impedito di fare tour Europei e in America Latina, sin dal 1995 suoniamo all'estero regolarmente e siamo stati in numerosissimi paesi anche in Russia, Cile, Argentina, Messico, Portogallo e tantissimi altri. Il nostro paese non è aperto al nuovo ma abbiamo sempre lavorato per cambiare le cose.

- Sono previste nuove date in giro per l'Italia nel prossimo futuro? L'aspetto scenico gioca un ruolo importante nel corso di un vostro concerto, durante il quale l'ascoltatore viene trasportato in un mondo immaginifico e fiabesco. So che amate anche esibirvi in contesti molto particolari ed evocativi come ad esempio nella città medievale di Monteriggioni (in provincia di Siena) o nei castelli.

Si ripeteranno simili situazioni live?

- Ce lo auguriamo. In estate in particolare riusciamo sempre a organizzare alcune date in luoghi evocativi in cui la pietra "parla". Durante l'estate appena trascorsa abbiamo suonato a Casaluce all'interno delle mura illuminate dell'antico castello Normanno e a Frassinoro durante una rievocazione Matildica. La prossima primavera siamo stati invitati in Belgio ad una importante festa celtica e ci è stata dedicata la prima serata, quella dedicata alle fate.

- Ho avuto l'occasione nel gennaio di quest'anno di assistere ad un vostro concerto presso l'Antella (Firenze) e ho trovato tale esperienza magnifica, estremamente suggestiva e coinvolgente. La durata complessiva dello spettacolo è stata di circa una sessantina di minuti, anche se personalmente avrei assistito alla vostra performance per ore. Normalmente le vostre esibizioni hanno questa durata o si è trattato di un episodio?

- I nostri concerti durano solitamente un'ora e mezzo e di sovente sono divisi in due parti, una prima parte ispirata alla musica medievale, un cambio scena e poi una sparte dedicata a sonorità eteree, neoclassiche o ai nuovi lavori. Spesso presentiamo anche brani inediti o in anteprima. Nelle discoteche purtroppo ci sono dei tempi da rispettare e i tempi delle esibizioni sono quindi limitati.

 

- Che musica ascoltate attualmente? Quali sono gli artisti che preferite? Recentemente ho acquistato il cd “A Whisper” degli italiani Chirleison (per Fossil Dungeon), un gruppo che decisamente sembra ispirarsi alle sonorità degli Ataraxia.

- Abbiamo preferenze abbastanza variegate. Vittorio, il nostro chitarrista, predilige Madredeus, Tangerine Dream, Mike Oldfield, Pink Floyd, Beethoven, ama molto anche la musica sufi e mantrica. Giovanni, il tastierista, ama molto la musica degli anni ottanta, la new wave in cui voci molto emozionali si abbinavano a forti linee melodiche, ama la musica classica e barocca, in particolare il Canon di Pachelbel e le voci femminili carismatiche portatrici di forza e profondità come quella di Diamanda Galas. Io non voglio tediare nessuno con lunghe liste, in questo momento amo particolarmente Erik Satie e Echo and the Bunnymen. Il mio disco preferito degli ultimi anni è "Navigating by the stars" di Justivan Sullivan. Riccardo, il percussionista, è un grosso appassionato di musica indiana sia tradizionale che di ricerca.

 

- La vostra musica, a torto o a ragione, richiede una lista di etichette chilometrica, dall'ambient al neofolk, dall'ethereal al neoclassic, dal medioevale all'etnico, dal barocco al rinascimentale, eccetera. Premesso che pur nella loro rigidità le classificazioni hanno almeno il merito di aiutare ad inquadrare per un ascoltatore inesperto la musica proposta da un'artista, come è possibile definire correttamente gli Ataraxia per un neofita?

- La nostra musica è una sinfonia d'acqua, una mano trasparente che la natura tende agli uomini storditi di parole. Personalmente il nostro istinto ci avrebbe senz'altro portato ad un isolamento quasi claustrale tra le mura di qualche sperduta casa di campagna, con i sogni e i ricordi legati alle esperienze ancestrali che pensiamo di avere vissuto, a contatto con la pietra, la natura, il silenzio. Ma così non è stato, o non solo, molti di noi hanno fatto studi linguistici, hanno cominciato a viaggiare per il mondo e tutti abbiamo deciso di esporci pubblicamente attraverso la musica e quindi di modificare, per quanto modestamente, la realtà che ci circondava entrando nel mondo stesso. Spesso ci rifugiamo nei luoghi dello spirito, quelli che restano, quelli che ancora conservano 'il potere salvifico e rigenerante' del tempo, quelli che annullano gli iati spazio-temporali calandoci in dimensioni che conoscevamo e amavamo, passiamo del tempo nei chiostri, nelle cattedrali, nei boschi e nei cimiteri. Ci purifichiamo... Per questo lottiamo ogni giorno con noi stessi e con la corsa folle delle cose. Questo è il nostro peregrinare. Questi sono gli Ataraxia e la loro musica.

 

- E a proposito di un nuovo ipotetico ascoltatore; con così tanti anni di attività alle spalle, con una discografia così nutrita e di spessore, l'approccio alla musica degli Ataraxia può arrivare ad incutere un certo grado di soggezione, di difficoltà, quasi un senso di inadeguatezza per la profondità e la portata della vostra ricerca concettuale, lirica e strumentale che si cela dietro ogni lavoro. Quale è la vostra opinione a riguardo?

- E' con semplicità e passione che ci siamo avvicinati alla musica e con semplicità e passione un nuovo ascoltatore dovrebbe avvicinarsi alla nostra creazione. In fondo non sono così importanti i testi, i concept, la quantità di dischi prodotti, tutto questo è irrilevante quando ci si immerge nella musica che è come l'acqua del mare che ti avvolge, ti cura, ti culla e fa sì che ci si possa abbandonare alla sua eterna magia. A un nuovo ascoltatore consiglierei di venire ad un nostro concerto e di lasciare perdere tutto il resto a cui potrà eventualmente interessarsi in un secondo tempo.

 

- Come nasce una canzone degli Ataraxia? Oltre a personali esperienze di vita e riflessioni, l'Arte nel suo complesso credo rappresenti una vostra risorsa ed influenza piuttosto evidente. Dalla letteratura alla pittura, passando per la Storia , la Filosofia e molto altro ancora. Gli Ataraxia sono artisti assai colti, poliedrici e complessi. Indubbiamente rispetto alla media delle bands presenti sulla scena il vostro background pare decisamente ricco e sfaccettato.

- La nascita di una canzone è un momento di profonda comunione col tutto, un condividere i cicli di nascita, crescita, fecondazione, creazione, declino, morte, riposo e nuova nascita. I nostri modelli culturali sono un patchwork, un minestrone di verdure cucinato senza ricetta, seguendo l'istinto. Amiamo leggere, ascoltare, visitare luoghi e teatri e lo facciamo in modo imprevedibile, disordinato e apparentemente casuale. Spesso, poi, capiamo di avere seguito un filo, di aver inconsciamente cercato i tasselli di uno stesso mosaico e possiamo infine creare un concept fatto di canzoni. Amo il mondo greco, ne sono affascinata ma ancora più del mondo greco amo quello minoico, un periodo felice della cultura mediterranea in cui arte, scambio e pace hanno favorito la crescita spirituale di un popolo assai illuminato. Ci affascina l'idea della cavalleria templare, non intesa come arma da guerra o movimento settario legato al potere, ma come comunità che cercava di creare un nuovo equilibrio dopo le lacerazioni e gli squilibri che hanno portato alla fine del 'mondo antico' e come fautori di un dialogo ed uno scambio di conoscenza tra illuminati di diverse credenze e di diversa appartenenze geografiche perchè l'umanità tutta potesse trarne giovamento. Amo alcuni spiriti eclettici che hanno contrassegnato la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento tra i quali Satie, Gaudì, Debussy, Victor Hugo, Sylvia Plath, Virginia Woolf.

 

- Ascoltando una canzone degli Ataraxia si ha la sensazione che non sia possibile possederla completamente, neanche dopo ripetuti ascolti. Musica eterea, liquida immanente, profondissima eppure inafferrabile; infinita, insondabile nella sua completa interezza. Come nasce una simile magia?

- La nostra sfera malinconica è predominante, la tristezza e la malinconia (le cose perdute, le epoche perdute, la paura di perdere le persone che amiamo quando queste sono ancora qui, le vite precedenti che hanno lasciato una nostalgia incolmabile, i luoghi perduti e cui si aspira sempre e con un senso di sofferenza dolceamara) sono l'ossatura della nostra musica ed il suo sangue. Ma nelle nostre canzoni la malinconia che ci pervade si trasforma in un sentimento 'dolce', come quando si ricorda una persona morta dopo molti anni e quella persona ci riappare in tutta la sua luce. Nelle nostre canzoni lasciamo scorrere rivoli di sentimenti, emozioni e ricordi, quelli lievi, che non fanno rumore, quelli sofferti, che appartengono a quella zona pura e inviolata che esiste nel profondo di ognuno di noi.

 

- Come vi rapportate a concetti quali spiritualità, misticismo e religione, e che importanza hanno nella vostra vita quotidiana anche al di là di Ataraxia?

- Viviamo della terra e ne seguiamo i ritmi guidati dal cielo e dal trascorrere delle stagioni, mettiamo le mani nella sua essenza, ne raccogliamo i frutti e ci riposiamo nel riposo della terra stessa. Tutto ciò sembra lontanissimo dalla vita odierna, specialmente per chi non vive a contatto con la natura. Sembra di parlare di mondi irrimediabilmente perduti. I ringraziamenti a quelle forze e a quegli elementi che ci hanno permesso la vita oggi si sono trasformati in ferite mortali da noi inflitte agli stessi. Il nostro misticismo è legato ed ispirato dagli elementi.

 

- La vostra collaborazione con Cold Meat Industry ( vedi Cruel Moon International - nda) prosegue?

- E' quello che ci auspichiamo, i nostri rapporti reciproci non sono mutati e il full-lenght album che prepareremo nel 2006 dovrebbe essere realizzato e prodotto da questa etichetta.

- Musicalmente parlando avete studi classici ed “istituzionali” alle vostre spalle?

- No, solo il tastierista Giovanni Pagliari ha studiato pianoforte per sette anni. Tutti gli altri sono autodidatti.

 

- Il vostro sito web è bellissimo e davvero curato, ritenete questo sia un aspetto importante dell'essere musicisti al giorno d'oggi?

- E' importante a livello promozionale ma non è affatto legato al fatto di essere musicisti o meno. Molti musicisti o artisti in genere non sono molto propensi al lasciarsi 'mangiare' dalla tecnologia. Noi abbiamo sempre avuto la fortuna e la propensione a collaborare con differenti artisti (pittori, attori, scrittori) e di incontrare Nicolas, che sette anni fa ci ha proposto di creare un sito che rispecchiasse in modo non superficiale la nostra musica. Per questa ragione il nostro sito è diventato un po' come un libro, dipinti pre-raffaelliti ne scandiscono le sezioni e parole e suoni legati alla terra, all'acqua, al fuoco e al vento ne impregnano le pagine. L'importante è non lasciarsi condizionare dalla forma del contenitore e mantenere sempre il controllo sui contenuti e sulla propria visione estetica delle cose.

- Concludete pure come preferite questa intervista.

- Stiamo lavorando a due nuove idee. Il primo progetto si chiamerà KREMASTA NERA. Si tratta di un concept ispirato ai riti e ai culti dell'isola di Samotracia ed alla sacralità femminile lungo il corso dei secoli. A Samotracia era presente un culto molto antico legato alla triplice dea di cui esistono molte tracce anche nei più antichi culti celtici e druidici e in quelli assiro-babilonesi. Questo culto rimane tutt'ora assai misterioso ed era aperto sia alle donne che agli uomini, sia ai Greci che agli stranieri. Il rito di iniziazione si basava su 9 differenti rituali che si svolgevano in 9 diversi templi. L'ultimo rituale non aveva nome. Non si sa nulla di questo ultimo stadio. Cominceremo le registrazioni questo autunno ma ci prenderemo tutti i mesi necessari per avvicinarci il più possibile all'idea che abbiamo di questo progetto. Parte di questo album sarà registrata seguendo l'istinto e in uno stato quasi ipnotico. Alcuni brani saranno tribali, rituali e fortemente mantrici, saranno presenti anche motivi molto energetici, potenti, con percussioni acustiche e pads elettronici. Un album che lascerà fluire l'energia catartica del fuoco e un nostalgico senso della perdita legato all'acqua. Il nome KREMASTA NERA vuol dire 'Acqua Impiccata' e si tratta di una cascata (alimentata dal fiume Foniàs, l'Assassino) che a 30 metri d'altezza sprofonda nel mare Egeo. Le grafiche ritrarranno grotte, anfratti e luoghi di culto dell'isola di Samotracia. Il secondo progetto sarà molto diverso e di breve durata, solo quattro brani. In questo lavoro faremo qualcosa di assolutamente nuovo per quel che ci concerne, ovvero esploreremo il mondo decadente di un circo di inizio secolo, l'universo dei freaks, dei marginali accompagnato da quel senso di decadenza, di grottesca ironia e di provocazione che lo contraddistingue. Per fare questo ci siamo ispirati all'opera di Baudelaire "Lo spleen di Parigi" e i testi delle canzoni saranno tratti da quel libro. I musicisti che ci accompagneranno in questo progetto sono i nostri alter-ego Madame Bistouri alla voce e CircuZ KumP a chitarre, fisarmoniche e gran casse.

 

- Grazie della vostra cortesia e disponibilità e del prezioso tempo messo a disposizione. Spero di potervi presto ospitare nuovamente su queste pagine e di avere altrettanto presto l'occasione di ascoltare un nuovo lavoro degli Ataraxia.

Auguri!

- Auguri a voi a Stereoinvaders e buone cose per il futuro!