Intervista ai Domine

a cura di Benzo@Benzoworld.com

Intervistare Enrico Paoli dei Domine offre molteplici motivi di interesse. Si possono scoprire tutte le novità riguardanti la band, scambiare pareri sullo stato della scena italiana, nonché su storia cultura e tradizione dell'universo metal e delle varie realtà che tradizionalmente lo hanno popolato. Enrico infatti è un fine conoscitore della materia oltre che un"addetto ai lavori" che da anni tira avanti la carretta nel music biz con la sua Dragonheart. Aggiungetevi una spruzzatina di critica letteraria fantasy ed ecco che un'intervista diventa molto più che una stimolante e piacevole chiacchierata.

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- Tutto possono dire questa volta ma che 'Ancient Spirit Rising' non rappresenti un album dei Domine diverso dai precedenti non si può proprio dire!

- Conosco gente che avrebbe da ridire anche in questo caso.

 

- Beh, può piacere o meno ma l'album stavolta è effettivamente diverso.

- Senza dubbio. Ci sono elementi che nei dischi passati erano solamente accennati e adesso sono venuti fuori con lo spazio dovuto. L'album rimane un disco heavy metal, ma molto più vario dei precedenti.

 

 


- Avete un pubblico molto tradizionalista, durante l'elaborazione dell'album avete mai riflettuto su come sarebbe stato accolto, constatando che si trattava di un lavoro, come detto, diverso?

- Noi per primi siamo dei fan della musica heavy metal e abbiamo la chiara percezione di come debba suonare un disco dei Domine. Pensiamo di aver realizzato un platter che non stride poi così tanto con la nostra passata discografia, niente di così avulso da far inorridire il nostro pubblico. Vero è che una certa frangia di ascoltatori di metal è intransigente e refrattaria al cambiamento. Ci interessa realizzare un bell'album che piaccia a noi e agli ascoltatori, intesi in senso ampio. Ci siamo posti il dubbio, ma il punto essenziale era che non volevamo realizzare il solito disco, quindi ci siamo concessi assoluta libertà.

 

- Pubblicato il primo disco, avevi la consapevolezza che la band avrebbe consolidato un percorso fatto di dischi e tour, divenendo una realtà nel panorama italiano?

- Assolutamente no, però ci speravo, ogni musicista inizia sperando di diventare come gli Iron Maiden. Col passare del tempo siamo divenuti consci di ciò che stava avvenendo e, pur rimanendo coi piedi per terra, siamo andati avanti.

 

- A livello concettuale proseguite il vostro discorso imbevuto di fantasy. Hai mai desiderato esplorare altri campi?

- Questo disco non è poi così legato a stereotipi fantasy. A livello lirico parliamo di cose più personali. Quello che dici è già successo. Ho già avvertito la necessità di provare canoni diversi. La forma però rimane simile, liricità epica e romantica. Puoi parlare di cose vere e reali ma il tutto deve amalgamarsi a dovere con la musica, e la musica rimane epica ed evocativa. Questo album è molto molto influenzato da un certo tipo di letteratura e di arte vittoriana.

 

- Avete spesso toccato Moorcock nelle vostre canzoni. E' lecito pensare che difficilmente vedremo un film tratto dalle sue opere fantasy poiché, rispetto ai vari Signori degli Anelli o Eragorn, Moorcock è poco affine agli standard hollywoodiani. Quale è la tua opinione?

- Da molti anni si parla di questo ipotetico film di cui pare la Universal abbia già acquistato i diritti. Sembra trattarsi di un progetto infinito che mai si concretizzerà. La tua osservazione è giusta. Il ciclo di Elric è anomalo e particolari per la fantasy stessa, dunque anche poco commerciale per Hollywood. Inoltre ci sarebbe il problema del budget che dovrebbe essere enorme, e che di conseguenza richiederebbe una risposta in termini di pubblico adeguata. Ci sono temi duri e crudeli in quelle pagine, come la schiavitù o la positività della morte intesa come ciclo di distruzione ed inizio di una nuova era. Semmai verrà realizzato è auspicabile che lo spirito del romanzo non venga travisato e stravolto, tanta magniloquenza e drammaticità sono proprio ciò che rendono bella la saga di Elric di Melniboné. La natura del romanzo è suo il punto forte. Mi dispiacerebbe veder ridotto Elric alla stregua delle Cronache di Narnia.

 

- Tu ti occupi anche della Dragonheart. Pensi che questo possa favorire i Domine? Intendo: conosci le leggi del mercato, sai quale è la giusta tiratura di un album, ascolti i master che le band ti mandano, hai insomma il polso della situazione, un punto di osservazione privilegiato.

- Senza dubbio, l'esperienza è fondamentale in qualsiasi campo e lavoro. Nel campo dell'arte i sogni sono una bella cosa che ti permettono quella scintilla in più. Però è indubbiamente vero che l'esperienza maturata nell'ambiente musicale, anche da parte del resto della band, ci aiuta a vedere le cose da un punto di vista maggiormente realistico.

 

- A tuo giudizio credi che la scena italiana sia "pronta"? Vedi crescita, sviluppo?

- E' sempre una domanda difficile alla quale rispondere. Per come la vedo io, per ciò che attiene all'heavy metal non vedo la scena molto positiva. La scena metal è piccola rispetto alla "musica" in generale; in Italia la scena metal è una nicchia della nicchia. E' un peccato ma in altre nazioni, in altri mercati, la scena heavy metal è abbastanza grande da permettere ai gruppi di andare avanti in modo professionale, con standard alti. E' anche vero che poi ogni gruppo fa storia a sé, vedi alcuni esempi come Lacuna Coil o Rhapsody che sono riusciti con le loro forze ad arrivare a situazioni internazionali, anche perché si sono legati a degli addetti ai lavori che hanno basi internazionali. Se fossero rimasti solo in patria non sarebbero diventati quello che sono diventati. Dico questo come titolo di merito, ovvero la capacità di aver saputo interessare management importanti, dando una speranza anche agli altri gruppi italiani. La scena italiana è ancora troppo ristretta ed esterofila dunque non troppo positiva.

 

- Secondo me manca la focalizzazione, l'idea di professionalità. Voglio dire, i Sodom facevano le prove tutti i giorni, i DVD delle band storiche sono esplicativi in tal senso, c'era chi era disposto anche a suonare gratis a 400 km di distanza! Secondo me in Italia manca quell'idea del "se fai sul serio devi cambiare tutto e cambiar vita". Manca di capire questo concetto per trasformare definitivamente il tuo hobby in una cosa seria. Che ne pensi?

 

- In parte hai ragione, la serietà premia. Però c'è anche un semplice legge di mercato e cioè che ad offerta deve corrispondere una domanda. Poi c'è il problema di quanto il nostro paese sia recettivo; se tu avessi sotto mano i dati delle vendite dei gruppi in Italia, mi riferisco ai nomi esteri, vedresti come le uniche band in grado di raggiungere cifre professionali siano quelle di grande livello, come Iron Maiden e Metallica. Se un gruppo italiano non parte con almeno 100.000 copie vendute in patria, parte svantaggiato, mentre magari questo aspetto non sussiste per il gruppo tedesco. D'altra parte la scena va pur creata in qualche modo e quindi l'attitudine a cui tu facevi riferimento sarebbe quella giusta. Ci vorrebbe una via di mezzo insomma. Se pensi al progressive rock degli anni '70 con PFM, Area, Banco Mutuo Soccorso, per qualche tempo hanno avuto una carriera, questo però nell'heavy metal adesso non succede. Già i gruppi citati prima, come Lacuna Coil e Rhapsody, hanno una buona situazione soprattutto a livello internazionale, dovessero rimanere confinati in Italia avrebbero dei problemi.

 

- Quando ho ascoltato le varie canzoni del disco mi sono venuti in mente i Kansas...

- Sono uno dei nostri gruppi preferiti in assoluto sin dagli inizi. Senza dubbio ci hai preso, io sono un loro fan sfegatato, ma anche Morby e Riccardo il tastierista. Ci piace la loro attitudine, fare qualcosa a metà strada tra l'hard rock e il progressive, musica a volte più diretta, a volte più complessa. E' quello che tantiamo di fare anche noi pur rimanendo in un ambito strettamente metal.

 

- Comprai il primo album dei Domine quando uscì, mentre negli stessi giorni uscivano gli Hammerfall e i Kamelot riprendevano quota. Quello che mi ha sempre stupito è che, a fronte di un tipo di metal assai più popolare che prediligeva una certa linearità, il vostro album abbia riscosso da subito molti consensi!

- E' la verità. Il primo disco è stato una sorta di riconoscimento dai nostri confronti, io la vedo così. Il primo demo dei Domine risale al 1986, lo stesso Morby era in attività da tanti anni. Quando uscì 'Champion Eternal', un disco oscuro e poco accessibile abbiamo probabilmente raccolto quanto ci spettava. I kids hanno avvertito del rispetto nei nostri confronti, il nostro lavoro meritava attenzione. Quel disco trasudava verità, lavoro e fatica nell'undergound durati anni. Questo ha fatto amare l'album alle persone.

 

- A livello di metal italiano, pensando anche alle varie band citate dal buon Gianni della Cioppa nella sua classificazione enciclopedica, quali sono a tuo giudizio i nomi che avrebbero meritato un riconoscimento europeo?

- Te ne dico tre: Sabotage. La prima volta che li vidi dal vivo pensai che poteva esistere un gruppo italiano in grado di competere con gli inglesi. Strana Officina. Una band passionale, mediterranea, in grado di esprimere italianità. Parlo di band che su disco non sono riuscite ad eprimere tutto il potenziale che invece potevi percepire dal vivo, per mille motivi e carenze anche produttive e di mezzi non all'altezza. Infine i Dark Quarterer. Nei primi album hanno idee artistiche molto difficili, però l'attitudine di creare qualcosa di bello e personale l'avevano.