Intervista ai Dr. Livingstone

a cura di Psychotron

Colta e raffinata poesia electro-pop è ciò che ha segnato il debutto sul mercato dei torinesi Dr. Livingstone nel 1999. Da qualche mese la band ha pubblicato il nuovo lavoro “L'Assenza” che porta con sé tutte le esperienze, le riflessioni, le lune e le inclinazioni che i nostri hanno maturato in questi anni di crescita e ricerca ininterrotta.

Personalmente posso solo testimoniare la mia incondizionata stima e ammirazione per la loro musica, ideale punto di incontro di melodia sperimentazione e creatività autentiche.

Ecco la nostra chiacchierata....

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- Per lungo tempo ho creduto che la band fosse estinta, a causa di un sito web “ufficiale” che non veniva aggiornato dall'aprile del 2002! In realtà ho poi scoperto l'esistenza del nuovo website www.dottorlivingstone.com (.... grazie Antonello!!) e così vi ho provvidenzialmente ritrovati! Oltre alla mia distrazione questo però la dice anche lunga sulla scarsa visibilità che a mio parere avete subito sin dal vostro esordio, nonostante la parentesi della vetrina sanremese. Domanda canaglia subito: in questi anni vi siete sentiti effettivamente sottovalutati e trascurati dal “paese delle canzonette”?

- Per carità, no! Sappiamo abbastanza bene quanto sia difficile trovare spazio per farsi ascoltare e mantenerlo. La realtà, in questa come in altre cose, è sempre molto chiara nelle sue indicazioni. Non si può pretendere nulla dal mondo, ma solo impegnarsi costantemente a salvaguardarne piccoli angoli vivibili. Benché non sia piacevole ammetterlo, della nostra assenza siamo responsabili noi per primi, ed è inutile affibbiarne colpe ad altri.

 

- Dopo il singolo “Cercando Te” del 2000, e non risiedendo nel comprensorio torinese, confesso di aver perso le vostre tracce. Nel mentre un nuovo lavoro non ha mai visto la pubblicazione (“Tredinotte”) ed uno ulteriore, “L'assenza”, è stato pubblicato invece lo scorso ottobre. Che ne dite di ricostruire brevemente ciò che vi è accaduto a beneficio dei più sprovveduti o delle vittime dell'Alzehimer come il sottoscritto?

- “Cercando Te” in realtà era proprio il singolo che avrebbe dovuto preludere all'uscita dell'album “Tredinotte”, le cui registrazioni e mastering finirono nel maggio del 2000. Disaccordi con la CGD fecero franare malamente rapporti umani, contratto e impegni ad esso inerenti. Piuttosto scioccati da quel brusco intoppo, abbiamo per un paio d'anni cercato di non sperperare il lavoro già fatto. Poi le necessità prosaiche della vita ci han costretto a rinunciare a quella lotta donchisciottesca e a cercare di ripartire da zero. Così abbiamo messo su uno studio di registrazione, e qui abbiamo ricominciato a scrivere, oltre a fare centinaia di altre piccole cose (pubblicità, documentari, produzione artistica per altri gruppi). Ci siamo guardati intorno, ma anche e soprattutto dentro, se accetti questa definizione un po' retorica. E con le difficoltà vere e proprie di un gruppo agli esordi adesso proviamo a ripartire. Un passo alla volta.

 

- Ho notato che la formazione è passata da cinque a tre membri. Come è maturata la separazione da Alberto Basso e Pietro Verri?

- Pietro si era staccato da noi già durante il tour del '99. Fa il copy per una grande agenzia pubblicitaria e non se la sentiva di passare alla musica a tempo pieno abbandonando un lavoro così affidabile. Rimane comunque un ospite fisso del nostro studio. E in effetti sono suoi tutti i bassi registrati per “L'Assenza”. Alberto e Corrado (non lo citi, ma anche lui era sempre stato dei nostri come sassofonista) si sono staccati proprio perché con la musica non si sopravviveva più, ed hanno optato per scelte di vita meno traballanti. Rimangono amici carissimi, ed è senz'altro vero che i Dottor Livingstone senza di loro non saranno mai più gli stessi…in fondo noi siamo nati come gruppo di amici vero e proprio, dalle prime prove nel pollaio fino a Sanremo, e quel clima rimarrà inarrivabile.

 

- Ho anche letto di una profonda riflessione occorsa in seno al gruppo, relativamente al corso stilistico da intraprendere, che rappresentasse al meglio la vostra maturazione come musicisti e persone. Volete parlarci di chi ritenete siano i Dr. Livingstone oggi rispetto al passato?

- E' dura definirsi, no? La maturazione personale credo comunque riguardi il passaggio da una vita molto di gruppo, molto cameratesca e in parte anche goliardica, ad un recupero del gusto per una certa “normalità”, perlomeno intesa nella percezione di sentimenti meno violenti e più sottili. Ci siamo riappropriati di una certa intimità. Questo emerge senz'altro dal disco, che è senz'altro molto intimo.

- Quale è la vostra opinione sulla attuale scena musicale italiana? Eventuali nomi che apprezzate in particolar modo?

- Pare che in questi anni ci sia nuovamente una certa vitalità, anche se non va cercata nel mainstream, probabilmente, in quanto le major hanno di nuovo smesso di rischiare sugli emergenti. Preferenze? Siamo amici dei Perturbazione e non così dissimili, ultimamente, come spirito. Poi non possiamo che inchinarci anche noi di fronte ai live dei Marta Sui Tubi…Massimo rispetto anche per Meg e Subsonica, e infine segnati il nome dei Nuovi Orizzonti Artificiali, di cui secondo me sentirai presto parlare.

 

- E quali sono invece i vostri gusti più in generale? Cosa vi piace ascoltare abitualmente?

- Di tutto. Ultimamente Sigur Ros, New Pornographers, Bloc Party, Imogen Heap, l'inno della Germania Est (personalmente mi manca molto, in questo periodo di Olimpiadi)…Ascoltiamo ancora spesso i Lamb (anche loro ci mancheranno) e comunque tendiamo ad avere la predilezione per le belle canzoni, direi.

 

- Dovendo stilare una qualche sorta di bilancio, cosa ritenete vi abbiano portato in dote questi anni di permanenza nel cosiddetto “music business”, sia professionalmente che umanamente?

Rimpianti, motivi di orgoglio, ripensamenti, indecisioni, soddisfazioni, tentazioni?

- Un'altra domandona! Bilancio no, non lo facciamo ancora. Lo faremo davanti al caminetto facendo dondolare i nipotini sulle ginocchia, fra qualche annetto. Posso dirti che sono stati anni fantastici, direi quasi romantici, per l'assurda storia che si è dipanata intorno alle nostre vite. Rimpianti verrebbe da dire di no, anche se forse ad un certo punto abbiamo cominciato a delegare troppo. Delegare non è un male di per sé, perché non si può veramente pensare di far tutto da sé, però è anche vero che quando le cose non funzionano hai la sensazione che tenendo tutto sotto controllo forse non si sarebbero commessi gli stessi errori. Nel periodo più caldo abbiamo forse peccato di poca personalità, o meglio di scarsa fiducia nella nostra personalità.

 

- Come nella più trita storiella sul vampirismo delle label discografiche, in occasione di “Tredinotte” pare abbiate pagato l'imputazione di un mancato “appeal commerciale” ....

- E' una storia complicata e noiosa, questa. Fondamentalmente comunque, la major aveva ipotizzato per noi un target più ampio.

 

- Quale è a vostro giudizio il pubblico dei Dr. Livingstone, il vostro cosiddetto “target”?

- Che dire? Io sono sempre commosso quando percepisco che si produce empatia tra qualche nostra canzone e l'emotività di un estraneo. Istintivamente continuo a vedere chi ci apprezza come l'appartenente ad una setta esoterica.

 

- “L'Assenza” è uscito lo scorso ottobre. Purtroppo ad oggi non ho avuto ancora occasione di ascoltarlo poiché, almeno qui nella zona di Firenze, non pare al momento reperibile con molta facilità nei negozi. Tramite il vostro sito però ho visto e sentito il video della canzone “Raggio Di Sole” che ho apprezzato tantissimo; credo che sarà davvero facile appassionarsi al nuovo corso dei Dr. Livingstone!

Che ne dite di descriverci con le vostre parole il nuovo lavoro “L'Assenza”?

- La parola che ho usato prima: intimo. Descrive abbastanza il clima. Poi è un disco imperfetto, perché ancora una po' incerto stilisticamente. Come sempre molto pieno di armonie, però più scarno e meno sbrodolato del precedente. Più apollineo, almeno nelle intenzioni.

 

- Questa volta avete contato solo su voi stessi, registrando e producendo l'album autonomamente. Cosa potete dirmi della etichetta “I Presume”?

- Un' etichetta nata per noi, e che in fondo ci rappresenta caratterialmente. Piccola e basata sulle nostre competenze stilistiche, piuttosto eclettiche, e sulle capacità tecniche, che sono migliorate davvero molto, in questi anni giù dal palco.

 

- Ho sempre associato i Dr. Livingstone a grandi doti di talento ed originalità. Musicalmente i vostri pezzi traboccano eleganza e creatività; visivamente i vostri videoclip risultano a mio parere altrettanto brillanti e intriganti. Mi pare inoltre di poter aggiungere che non l'avete mai buttata sul “glamour” o sul facile richiamo, ad esempio, dettato dall'avere una ragazza in prima fila (di grandissimo valore e per altro estremamente affascinante ....).

- A parte che detestiamo il velinismo imperante, non abbiamo un grande feeling per l'apparire, genericamente parlando. Non ci viene molto spontaneo esagerare, tanto meno. Sui tuoi complimenti mi verrebbe da essere d'accordo…ma solo per gioco.

 

- Nonostante il vostro percorso di crescita stilistica abbia mirato a raggiungere uno stile meno “derivativo”, come recita la vostra biografia, il mio parere è che a conti fatti credo abbiate dimostrato di avere fin troppa personalità. Spesso nel mare magno delle realtà musicali italiane molti gruppi si perdono per strada per scarsità di idee, identità e carattere. La vostra statura artistica invece ha finito magari col costituire un ostacolo a vostro danno anziché una facilitazione, una sorta di colosso ingombrante. Che ne dite?

- Anche io credo che i DL siano sempre stati originali, e invece siamo stati spesso accusati di “assomigliare” troppo a qualche modello più o meno consapevole. Bah, la cosa certa è che quando scriviamo non pensiamo proprio a nessuno e cerchiam di essere noi stessi.

- So che non vi sarebbe dispiaciuto essere accostati ai Portishead. Cosa potete dirmi invece degli Hooverphonic ... sono mai rientrati nella vostra sfera di interesse? Personalmente li ho indicati in sede di recensione (soprattutto per quanto riguarda il periodo “Blue Wonder Power Milk”), pur con la dovuta elasticità del caso.

- Aha. Beh, i Portishead sono poesia pura. Ecco, i tuoi complimenti di prima credo calzino loro a pennello. Gli Hooverphonic di quell'album hanno delle attinenze (l'abbiamo scoperto dopo, in realtà, grazie ad Antonello il saggio webmaster del nostro sito) soprattutto per la scelte di alcune armonie, per i lanci melodici degli archi e forse per la voce femminile. Nelle nostre intenzioni ci sarebbe piaciuto essere meno “facili” degli Hooverphonic, e probabilmente sì, noi siamo più scontrosi in certe soluzioni. In effetti loro hanno avuto un successo quasi planetario e noi no!

 

- In qualche misura ritengo che le vostre canzoni sappiano creare anche delle atmosfere di stampo “cinematografico”, umori e sapori da pellicola. Effettivamente il cinema costituisce una vostra passione, fa parte delle influenze che contribuiscono al vostro songwriting?

- Tutti riescono a fare una colonna sonora e noi no! Sarebbe davvero la nostra passione. Amiamo molto il cinema, in effetti. Anche se, quando scriviamo, non siamo soliti a immaginare sceneggiature o riferirci a modelli cinematografici. Il cinema entra prima, proprio nella nostra vita. Penso di essere cambiato dopo aver visto Brazil, 20 anni fa, così come per aver visto Lost In Translation l'anno scorso…e se qualcosa entra nella vita, allora entra anche nelle canzoni.

 

- Prossimamente sarà possibile vedervi suonare in giro, magari nello specifico nella zona di Firenze e della Toscana, dove questa webzine ha la sua base?

- Usciamo adesso con un live molto agile, pressoché acustico (contrabbasso, chitarra acustica, rhodes) e siamo pronti ad andare dove ci chiamano. Tutto è un po' più difficile, adesso che non abbiamo singoli o video in rotazione per i media. Ben venga Firenze, però finora non ci ha voluto!

 

- Concludete pure questa intervista come preferite ....

- Ringraziamo te. Certo che questa intervista lunghissima avrebbe dovuto essere fatta a puntate! O magari di persona, perché hai fatto anche domande che mettevano di mezzo emozioni, e scriverne è sempre meno efficace che parlarne guardandosi in faccia. Comunque benvenuto nella setta!

 

- Grazie! E grazie anche di cuore per aver concesso alla webzine l'opportunità di intervistarvi. In bocca al lupo per il futuro e spero vivamente di poter avere presto nuove e fresche notizie da parte vostra.