Intervista ai Dreamsteel

a cura di Psychotron

Accasatisi presso la My Kingdom Music, i power /progsters bolognesi DreamSteel sono agguerriti ed intenzionati a far circolare il più possibile il proprio nome, forti anche dei consensi riscossi in giro per "You", il loro nuovo sorprendente album. Ecco in questa intervista tutto quello che c'è da sapere sulla band!

---

 

- Ciao a tutti e grazie di aver accettato di rispondere a questa intervista. Benvenuti sulla webzine.

- Ciao, grazie a te per lo spazio dedicatoci.

 

- Dal power metal vi siete spostati "progressivamente" verso sonorità più articolate; come è avvenuto questo processo in seno alla band?

- Lo definirei un cambiamento fisiologico non cercato; la nostra arte è uno specchio delle nostre personalità e non potendo esimerci dalla spirale di cambiamenti che il tempo imprime sul nostro essere, indirettamente ne viene coinvolta anche la musica. Questa svolta verso atmosfere più dense di sentimento è quindi dettata dalla necessità di far calzare le note ai nostri stati d'animo, per cui il fatto che le musiche si siano “progressivamente” spostate è nato da un incontro fortuito tra i nostri sentimenti e quel particolare tipo di sonorità; perciò non escludo che in futuro vi siano altre fusioni con differenti generi.

 

 

- Dopo una vera è propria esplosione maniacale, la scena power sta conoscendo un momento di forte riflusso. Quale è la vostra opinione in materia, quali ritenete essere le band ancora valide, cosa manca o cosa dovrebbe essere aggiunto per respirare aria nuova e fresca in ambito power metal oggi?

- Il power metal, come tanti altri generi, ha avuto un periodo in cui incrociava i bisogni degli ascoltatori, in cui vi era una forte sinergia di emozioni tra chi le metteva in campo e chi le recepiva, purtroppo oggi credo che questa particolare alchimia sia scomparsa. D'altra parte, come ho avuto modo di dire in precedenza, nulla e nessuno può sottrarsi alla spirale di cambiamenti che impone il tempo, per cui se ci si fossilizza verso tipi di sonorità che non vengono più assimilate da chi è all'ascolto, viene meno il motivo intrinseco per cui noi cinque (come tanti altri) abbiamo imbracciato gli strumenti, ossia divulgare ciò che abbiamo da dire, i nostri pensieri e le nostre emozioni attraverso la musica; per noi sarebbe un triste risvolto sapere che la nostra arte non viene compresa, un'emozione è nulla se non condivisa. Per questo ci sentiremmo completi se riuscissimo ad evitare l'anacronismo che a mio avviso sta attraversando tutto il panorama metal, facendo scoprire ad un bacino di ascoltatori più ampio possibile le nostre musiche.

 

- DreamSteel è un monicker molto "power", mentre mi ha colpito il titolo del disco, "You", decisamente poco tradizionalmente "metal" (...niente guerrieri, cameratismo, gloria, onore, coraggio, spade, patti di sangue e castelli da assaltare), pare un omaggio rivolto a chi compra e ascolta il CD.

- Si, in effetti DreamSteel è un nome molto power, ma d'altra parte lo eravamo molto anche noi. Poi nonostante le nostre derive artistiche abbiamo deciso di mantenerlo. Sinceramente il filone fantasy/cavalleresco non ci ha mi allettato a livello artistico, abbiamo sempre fatto musica introspettiva che portasse fuori l'essenza delle nostre persone piuttosto che raccontare storie di guerrieri e mondi lontani. La scelta del titolo ci è piaciuta subito moltissimo per la sua incisività e la sua semplicità, speriamo susciti lo stesso al nostro pubblico!

 

- Ci raccontate qualcosa della copertina e dell'artwork del CD? All'interno del booklet c'è un'immagine per ogni brano...

- Si potrebbe quasi dire che tutto ciò che ha interessato la grafica del CD ha richiesto più tempo e fatica della stessa produzione musicale. Intanto l’importante decisione di cambiare il logo che ritrae il nome della band: bisognava trovare qualcosa che ci convincesse appieno e che non ci avrebbe mai fatto rimpiangere l’immagine che ci legava alla storia passata della band (presente sulle copertine di tutte le precedenti demo). Poi la scelta della copertina, che naturalmente rappresenta la parte più importante del booklet. Credo siano state realizzate e visionate quindici o venti anteprime, ogni volta leggermente ritoccate, prima di arrivare alla soluzione che tutti voi adesso conoscete. Alla fine però siamo riusciti a trovare quello che cercavamo: un’immagine non soltanto bella da vedere, ma anche fortemente rappresentativa di tutto ciò che sta dietro “You”. Altrettanto lavoro è stato necessario per la realizzazione di tutto il resto del booklet: foto, immagini, sfodi, ritocco in digitale e chi più ne ha più ne metta. Anche in questo caso, la decisione di dedicare ad ogni brano una pagina diversa nasce proprio dalla convinzione che ogni pezzo meritasse di essere rappresentato non solo in musica, ma anche in immagini, che contribuissero a dare una dimensione più tangibile al significato del testo.

 

- A livello lirico di cosa si occupano le songs contenute in "You"? In che modo avete "armonizzato" parole e musica su "You"?

- Tutte liriche di “You” sono unite da una linea introspettiva, il tema fondamentale dell'album è appunto insito nella title track ed è una sorta di conferma che noi siamo chi ci circonda. Avvolti in una spirale di influenze reciproche le nostre singole personalità sono viste come un mosaico, in cui ogni tassello è una piccola parte di chi ti sta affianco nella quotidianità e contribuisce a formare la tua essenza, oppure di chi, come recita “Neverstar”, ti è stato vicino ed ora non c'è più; questo connubio tanto miracoloso quanto fragile viene accostato ad un volo di farfalla “The Flight Of A Buttefly”, dove l'uomo “moderno” costantemente a corto di tempo corre freneticamente (“Frantic”) lasciandosi alle spalle la povera farfalla, emblema della vita, dimenticandosi quanto fragili siano le sue ali e quanto semplice sia perderla per sempre. In questa danza frenetica (“Dancing In The Fate”) a volte capita di sentirsi incapaci di seguirne il ritmo, muovendo passi che non appartengono a quella musica ma fiduciosi che al più presto il nostro orecchio cominci a sentire le note giuste e che tutto si concretizzi in un armonioso ballo, senza farsi ingannare da soluzioni di comodo che celano un inevitabile rovescio della medaglia (“Black Gift”).
Questa speranza, questa convinzione di saper trovare il giusto equilibrio può essere interpretata come una visione onirica dei ritmi vitali, oppure una semplice ambizione; la sottile linea (“Thin Line”) che divide il mondo dei sognatori da quello degli ambiziosi, la vediamo scorrere tutti i giorni, il suo passaggio mette alla luce la continua emarginazione dei sognatori, i quali, travolti dalla concretezza quotidiana dei risultati degli ambiziosi, trovano come unica contropartita la convinzione che una volta aperti gli occhi avranno fatto emergere un sogno di rara bellezza, che dal basso della mediocre tangibilità di un ambizioso non sarebbe mai potuto venire alla luce. Leggermente fuori dal coro dell'introspezione risulta essere la ballad “Lost” che può essere definita più come un impulso empatico verso un senso di perdizione che ti raggiunge quando tutto ciò in cui hai creduto viene a sgretolarsi. In fase di song writing abbiamo cercato di far combaciare musica e parole in modo che arrivino all'ascolto come unica emozione carica di impatto.

 

 

- Come giudicate l’odierna situazione della scena underground italiana? Intendo locali, promoter, rapporti tra le band, professionalità degli addetti ai lavori, pubblico, Media, etc.

- In occasione dei live dei mesi scorsi abbiamo avuto modo di condividere bellissime serate in compagnia di musicisti, sia italiani che stranieri, con i quali ci siamo subito intesi e reciprocamente venuti incontro. Dunque assolutamente positiva l’esperienza con le altre band. Parlando dell’offerta che il panorama musicale italiano riserva agli artisti emergenti, purtroppo non posso evitare di constatare che negli ultimi anni si è ancor più ridotto lo spazio riservato alle nuove realtà della musica e, sulla base dell’esclusivo interesse economico, generalmente si punta quasi esclusivamente sugli artisti già affermati, preferibilmente stranieri, o sulle band che propongono cover dei big. Preciso che non si tratta di una critica verso le cover o tribute band, rispettabili come qualsiasi altro artista che in qualsiasi modo esprima la propria arte. Né tanto meno la mia è un’accusa nei confronti dei gestori o di coloro che lavorano dell’ambito della musica live; anzi, le nostre ultime esperienze sono state tutte più che positive. D’altra parte devo confessare che preferirei se in Italia ci fosse una più diffusa cultura della musica dal vivo, vista non più come l’esibizione della propria band preferita o di qualcuno che a quella rende tributo, ma l’occasione di poter scoprire ed apprezzare nuovi potenziali “idoli musicali”. Per tutto il resto, in quanto a professionalità, serietà e competenze tecniche, sono assolutamente convinto che come Italiani non abbiamo nulla da invidiare a nessuno.

 

- Attività live? Sono previste date a supporto dell'album?

- In vista dell’uscita dell’album il 29 febbraio, il nostro management ha fissato le date che hanno dato vita alla prima parte del “tYOUr”. Abbiamo portato l’album in giro per le location più importanti della nostra regione, ricevendo un’ottima accoglienza da parte del pubblico che già ci conosceva, ma anche riuscendo a farci apprezzare da chi non ci aveva mai ascoltato prima. Tra l’altro, la possibilità di affiancare artisti di altissimo spessore, primo fra tutti il grande Jeff Scott Soto, ha accresciuto in pochissimo tempo il numero di gente che ci segue, ai concerti come tramite i nostri siti web. A proposito, approfitto per invitare tutti i lettori a visitare il nostro MySpace (www.myspace.com/dreamsteel) ed aggiungerci tra i friends… Parlando del futuro, stiamo lavorando per organizzare la seconda parte del tYOUr, le cui prime date saranno annunciate a breve. Tenete d’occhio il myspace!

 

- Quali ritenete essere le principali influenze sul songwriting dei DreamSteel? Quali sono band e artisti che stimate in particolare? Sapete com'è ... si dice prog metal e si pensa subito ai Dream Theater ... con corollari che vanno dai Fates Warning ai Symphony X ...

- Le nostre canzoni nascono musicalmente da un lavoro di songwriting “a dieci mani”. Tutti all’interno della band hanno un ruolo fondamentale nella stesura dei brani; e dal momento che proveniamo tutti da background musicali piuttosto differenti la cosa si riversa a mio avviso in maniera piuttosto positiva sulle sonorità dei nostri lavori. Le band che hai citato sono chiaramente dei nostri fari guida; ma potrei citare nomi di altre band che hanno molto meno a che fare con il nostro genere ma che ugualmente ascoltiamo e che di conseguenza “formano” il nostro eterogeneo background musicale. Guardando i titoli di una playlist che comunemente teniamo sullo stereo rimarresti sicuramente sorpreso.... potresti trovarci dentro Rammstein, Evanescence,  Symphony X, Stratovarius, Angra ma anche Nickelback, Within Temptation, In Flames, Dark Tranquillity. Insomma, come avrai capito abbiamo una visione musicale piuttosto a 360 gradi…

 

- Come siete approdati al contratto con MKM, solitamente incline a sonorità anche estranee all'heavy metal più ortodosso? Cosa vi ha fatto propendere per questa scelta?

- Dopo la produzione della demo “The Flight Of A Butterfly” abbiamo ricevuto diverse proposte da parte di etichette italiane ed estere. La nostra decisione di firmare con My Kingdom Music è stata dettata innanzitutto dalla serietà, dalla celerità e, più in generale, dalla professionalità con cui questa label, nella persona di Francesco Palumbo, ha condotto le trattative. Alla fine credo che sia fondamentale poter contare su un rapporto di fiducia e reciproca stima con la persona a cui una band si affida per l’uscita dell’album di esordio, che può rivelarsi determinante per il futuro di una band. Il fatto che la My Kingdom non avesse fino a quel momento trattato un prodotto affine al nostro non ci ha spaventato, ma anzi ha rappresentato per noi l’accettazione di un’ulteriore sfida: diventare i rappresentanti di una proposta diversa ed innovativa per l’etichetta. Inoltre, confidiamo nell’ottimo lavoro di promozione che lo staff della nostra etichetta ha già egregiamente cominciato a mettere in atto.

 

 

- Piani e progetti dei DreamSteel per il prossimo futuro?

- Attualmente siamo molto impegnati nel lavoro di promozione live del disco, nonostante ciò stiamo già lavorando alla stesura del prossimo lavoro. Di progetti ne abbiamo moltissimi, ma come sempre è difficile trovare il tempo per realizzarli tutti, comunque sicuramente ci saranno novita “appetitose” nell’immediato futuro. Naturalmente ora come ora l’obiettivo numero uno è concretizzare quello che abbiamo realizzato fino ad ora; concentrandoci sulle esibizioni live e cercando di fare in modo che le idee contenute in “You” giungano al maggior numero di orecchie possibili.

 

- Angolo dell’umiltà: un pregio ed un difetto dei DreamSteel?

- Il più grande pregio dei DreamSteel è indubbiamente quello di essere prima che una band, un affiatatissimo gruppo di amici. Tra di noi c’è un rapporto che va anche oltre la fratellanza. Questo ci permette di affrontare serenamente qualunque problema, di parlarne e di trovare una soluzione insieme; e soprattutto ci permette di far fronte a tutte le difficoltà che incontriamo strada facendo. Credo che sia una cosa molto bella e molto rara al giorno d’oggi. Il più grande difetto dei DreamSteel e quello di essere spesso “troppo buoni”. Lo so che detto così suona strano. E soprattutto non suona come un difetto. Il fatto è che noi rispettiamo sempre il lavoro di tutti, e cerchiamo di usare cortesia e gentilezza con tutte le persone con cui abbiamo a che fare, solo che in questo ambiente popolato spesso da arrivisti ed ipocriti la nostra “bontà” ci costa sovente dei sonori calci nei denti. Ma nonostante questo è un difetto a cui siamo molto affezionati, e credo che non faremo mai nulla per smettere di essere onesti e rispettosi nei confronti degli altri.

 

- Concludete pure l’intervista come preferite. Grazie.

- Vorrei concludere con un sentito ringraziamento ai nostri amici, al nostro staff e al nostro management. Persone fantastiche che ci seguono sempre e senza le quali non saremmo sicuramente riusciti a raggiungere gli stessi risultati. Il supporto che ci hanno sempre dato sia a livello fisico che a livello umano, specie nei momenti più difficili è stato davvero importante e tutt’ora lo è. Portare avanti questo lavoro e questa passione quando si hanno attorno persone come loro è un’esperienza che mi sento di augurare a tutti, perché rappresenta un notevole punto di crescita interiore. Grazie mille, davvero.