Intervista ai Furious Barking
a cura di Psychotron
Strana sensazione quella di ritrovarsi a parlare di un album concepito più di tre lustri fa e pubblicato soltanto oggi per la prima volta, da una band che nel frattempo non esiste più. "Theory Of Diversity" è un vero portento a parere di chi scrive, e la contentezza di averlo potuto recuperare nonostante il ritardo, viene intaccata solo in parte dall'amarezza di aver perso i protagonisti principali di questo lavoro, i geniali ascolani Furious Barking. Leggete le parole di Rob Mattei, singer del combo, e immergetevi con noi nelle atmosfere dei primi anni '90, un momento nel quale il metal stava cambiando, tradizione e "old school" stavano lasciando il passo ad innovazione, contaminazioni a 360 gradi e un tasso di creatività ragguardevole, stoner, grunge, industrial, e chi più ne ha puù ne metta ...
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- Ciao e grazie di aver accettato questa intervista, è un piacere avervi sulla webzine! - Grazie a te Marco, anzi volevamo subito complimentarci con voi, ottima webzine.
- Grazie. Innanzitutto, come dobbiamo considerare i Furious Barking? Una band estinta? Una band dei '90s che si appresta a riprendere un percorso interrotto? Una band rimasta sotterraneamente comunque in attività? |
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- La band ha cessato la sua attività all’inizio del 1994, da allora i componenti del gruppo hanno preso diverse diramazioni e non hanno più suonato con questo monicker.
- I vari componenti della formazione che ha registrato "Theory Of Diversity" sono attualmente coinvolti in progetti musicali?
- Gli unici attivi a tempo pieno rimangono i due chitarristi.. Francesco è uno dei leader degli Affluente, storica band HC italiana, mentre Fabio dopo essersi trasferito in Giappone coltiva la sua passione per il jazz classico… io dopo i Furious Barking non ho fatto parte di altre formazioni (se si esclude l’ABG Project, un ensemble rumorista che comprendeva anche Massimo e Fabio), mentre gli altri proseguirono per diversi anni in altre realtà underground: oltre ai già citati Affluente, ricorderei senza dubbio Algophobia (technical death metal) e Castel Shout (hard rock/nwobhm), più altri nomi noti a livello locale ma di un certo valore, leggasi Duroni, In-Cute, Mikra (tre gruppi che andavano dal metalcore al crossover) e Kristmmazzame (grind); tutti hanno inciso o Full-lenght o demo o EP… in futuro aggiorneremo alcuni database on-line al riguardo… comunque l’esperienza più importante rimangono i Furious Barking.
- Al di là di demotapes e compilation, la band ha due significative release all'attivo, il mini "De-Industialized" (1991) e "Theory Of Diversity", rimasto inedito sino ad oggi. Come descrivereste i due platter a chi non conosce la band?
-"De-Industrialized" fu registrato nel 1990, ma pubblicato in vinile solo a inizio 1991 per conto della gloriosa GCR records, una label che trattava soprattutto hardcore punk, ma anche thrash metal e garage rock.. era il compimento dei nostri primi due anni di attività, eravamo essenzialmente una band thrash metal con influenze speed e richiami sia al power che a sonorità tipiche dei gruppi che incidevano per We Bite… ebbe una distribuzione altalenante, col tempo però alcune copie raggiunsero anche l’Europa e gli USA.. non ebbe moltissime recensioni, ma fu giudicato nel complesso positivamente.
"Theory Of Diversity" invece lo consideriamo il disco più rappresentativo del Furious Barking-sound: oltre al thrash violento tipico della Bay-Area sono presenti già molti elementi del primo death americano, soluzioni post-thrash e via discorrendo… avevamo mantenuto uno stile personale e unitario, compatto e articolato al tempo stesso… anche le vocals sono molto più sporche rispetto all’esordio… fu un disco frutto della nostra maturazione personale e musicale, penso che questo pathos apocalittico venga fuori bene dai solchi; anche la struttura dei brani e gli arrangiamenti sono più raffinati, seppur al servizio di un suono molto violento.
Fu inciso nell'estate del 1992 nei Rolling Studio di Fano, la preparazione avvenne meticolosamente, passammo molte ore in sala di registrazione per cercare di ottimizzare la resa dell’album. A lavori conclusi mancavano solo mastering e artwork, ma poi indecisi tra l’autoproduzione e la ricerca di un'etichetta ufficiale non fu pubblicato.. alcune versioni demo sono circolate solo tra gli appassionati e gli addetti ai lavori.
- Da cosa è nata l'idea di pubblicare oggi l'album e come siete entrati in contatto con la label Punishment 18?
- In realtà abbiamo sempre avuto il desiderio di farlo uscire, lo reputavamo valido sin dal suo concepimento… ovvio che col passare degli anni questa possibilità è divenuta via via remota.. poi pochi mesi fa io e Frankie abbiamo deciso di riascoltarlo per vedere come effettivamente suonasse dopo questa lunga incubazione… devo dirti che non lo facevo da parecchio, e l'impatto è stato notevole, poteva reggere il confronto con tantissimo materiale odierno, cosicché siamo tornati nello stesso studio, abbiamo effettuato il remastering mancante senza alterare in alcuna maniera il mixaggio originale e restituendogli quella forma di sound tipico dei primi anni '90… il motivo dell’operazione è stato che quelle sonorità sono tuttora rimpiante da parecchi ascoltatori, vecchi e nuovi, e soprattutto a noi interessava testimoniare che anche in Italia c'erano band che avevano capitalizzato bene le esperienze del periodo e che rappresentavano realtà valide, non puramente derivative, nonostante la bassa visibilità… sicuramente altri musicisti hanno avuto una storia analoga alla nostra.
Le cose si sono maledettamente velocizzate quando sono andati i pezzi su MySpace: abbiamo chiarito subito che si trattava di un album inedito appartenente all’epoca classica del thrash/death metal, di un gruppo come i Furious, nato sul finire dell’ondata storica italiana heavy e che poi aveva vissuto gli anni caldi della mutazione del metal, totalmente immerso in questo contesto.
In poche settimane siamo stati contattati da diverse etichette, preferendo nettamente la Punishment, perché pur non essendo enorme lavora professionalmente, ha un ottimo roster e conosce perfettamente l'ambito sonoro in cui poteva essere collocato "Theory Of Diversity"… Corrado e Marita poi sono persone eccezionali, stanno facendo davvero un lavoro imponente!
Dopodiché ci siamo fatti un culo pazzesco, visto che volevamo un artwork concepito da noi, e i tempi della pubblicazione si erano accorciati repentinamente. Volevamo un’uscita senza il sapore dell’amarcord o catalogazioni "archeologiche", quanto piuttosto proprio l’album come era stato ideato e concepito nel 1992! Così abbiamo lavorato con 5 grafici giovani di diversa estrazione musicale a cui abbiamo sottoposto le songs, spiegato loro il concetto dell'album, i testi, ecc… il tutto dirigendo i lavori online e nelle tipografie… non so quanto tempo davvero abbiamo dedicato! Alla fine però sono molto soddisfatto, la cover è in pieno old-style e il concept grafico interno è sospeso tra sci-fi, atmosfere lovecraftiane e crudo impatto psicologico/sociale… quello che alla fine si materializzava dagli amplificatori coi volumi a picco dei Furious Barking!!
- E' prevista una ri-edizione anche di "De-Industrialized"?
- Ci stiamo pensando, in futuro potremmo decidere di ristamparlo in CD con una nuova veste grafica, anche se al momento siamo soddisfatti del lavoro svolto per "Theory Of Diversity".
- Cosa vi piace ricordare del vostro periodo di attività? Aneddoti buffi, e più in generale il clima che si respirava nel primo lustro degli anni '90?
- Permettimi di fare una premessa: tutti noi venivamo dalla seconda metà degli anni '80 - anche se eravamo giovanissimi - e già avevamo vissuto l’ultima parte di quel decennio, seppure in una piccola città del centro italia... il nostro background comprendeva hard rock anni '70, metal classico, sonorità acide/progressive e ovviamente la musica estrema thrash/death che si affacciava prepotentemente… conobbi Frankie che come me adorava i Black Sabbath, suonava in un gruppo assurdo, i Bloody Axe, mischiavano speedcore, punk e sonorità epiche alla Manilla Road (!!) e quella fu la mia prima esperienza. In seguito incontrammo Massimo e Giorgio, che insieme formavano una sezione ritmica panzer; loro conoscevano benissimo l’hard'n'heavy classico ma erano interessati come noi al thrash, così nacquero i Furious Barking; poi si aggiunse Fabio, che era un bravissimo chitarrista e facemmo il salto di qualità.
Fra di noi c'era parecchia sintonia, furono anni intensissimi, nel bene e nel male, soprattutto la musica metal era parecchio mobile e noi non ci risparmiavamo di certo, anche se eravamo consci di vivere in una realtà periferica rispetto al resto del mondo… sprazzi di follia e entusiasmo si alternavano ad altri più cupi e desolati, comunque cercavamo sempre di divertirci, molte serate erano davvero apocalittiche, ai limiti del delirio e della degenerazione, soprattutto quando ci riunivamo coi metallers e rockers delle nostre zone, per non parlare poi dei concerti e le giornate passate con gli Stige… loro erano il combo definitivo, pura follia e rabbia sonora… inoltre non ci ponevamo il problema se suonare con gruppi rock-blues o noise-punk, l’importante era l’energia che si sprigionava in quelle situazioni.
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- Come giudicate l'odierna situazione della scena metal italiana? Intendo locali, promoter, rapporti tra band, professionalità degli addetti ai lavori, pubblico, Media, eccetera? - Sinceramente la scena metal attuale non la conosco benissimo, visto che gli anni dopo i Furious Barking li ho vissuti da ascoltatore… comunque devo dire che sotto alcuni aspetti mi pare parecchio migliorata, c'è più professionalità e ci sono più possibilità di suonare e di incidere; i difetti mi sembrano i soliti: l’Italia è un paese dalla scarsa tradizione culturale in questo ambito, e tuttora viene spacciato per rock quello che non è, e spesso il pubblico si distribuisce male ai concerti.
- Musicalmente cosa vi piace ascoltare, cosa gira nei vostri stereo in questo periodo? |
- Beh io dopo "Theory Of Diversity" tornai ad ascoltare parecchio heavy-psych anni '70 - in pratica da dove ero venuto – e perciò salutai con entusiasmo l’avvento dello stoner nei primi anni '90, genere importantissimo e che ha ridato linfa vitale alla musica pesante, tuttora lo seguo appassionatamente in tutte le sue diramazioni.. Kyuss, Cathedral, Sleep e Monster Magnet sono per me il vertice della musica, almeno dagli anni '90 in poi. Inoltre mi piace continuare ad ascoltare il thrash/death vecchia scuola (Exodus, Death Angel e Onslaught girano ancora spesso nel mio lettore), parecchio doom, nwobhm, lo space rock, il garage r'n'r, ma anche post-rock di qualità, molta psichedelia, non disdegno neanche cose come il blues, il gothic, il neoprog o il black metal!
Faccio prima a dire cosa non riesco ad ascoltare: l’emocore, il finto indie/alternative (Pavement e Slint sono inarrivabili, altro che party fighetti), i gruppi power tronfi e barocchi (ma anche qui bisogna distinguere, figurati che mi sono esaltato coi Crystal Viper!! - io pure - nda!!) e tanti (troppi) gruppi nu, che di nuovo non fanno assolutamente nulla, leggasi dalla brutalizzazione esecutiva alla levigazione melodica… non che sia contrario a priori a questo modo di comporre, ma da solo non basta, deve essere inserito in un contesto appropriato, e comunque non lo si può usare come scappatoia in un genere come il metal!
- Dai Forbidden agli Obituary, dai Testament ai Voivod, passando per Pestilence, Death e Sepultura, sul vostro profilo Myspace citate band rigorosamente "old school" (ad eccezione dei Neurosis forse). In sede di recensione ho accostato il sound di "Theory Of Diversity" ad alcune band che nei '90 tentavano di svecchiare il thrash come Coroner, Watchtower, i primi Meshuggah, Obliveon, Nocturnus, Atheist, D.B.C. ... vedete alcuni possibili contatti con questi gruppi, si trattava effettivamente di vostre influenze del momento?
- Ovvio che era così! i gruppi che citiamo sul MySpace sono quelli che hanno dato corpo alle basi e allo stimolo creativo dei Furious Barking, che ascoltavamo (e ascoltiamo) in modo totalizzante! Proprio i gruppi a cui fai riferimento sono quelli che ammiravamo di più, per noi non c’erano uguali come spessore compositivo: album come "Punishment For Decadence", "The Legacy", "Elements", "Blut", "Human", "Life Cycle", "Souls At Zero", "Contradictions Collapse", "Forbiden Evil", "Killing Technology" e tantissimi altri erano basilari per noi, e li ascoltavamo in presa diretta, appena usciti! Ci piaceva troppo questa scuola di thrash oscuro e progressivo, anche se ovviamente apprezzavamo anche cose più dirette, tipo Kreator e Destruction.
- Erano anni particolari quelli, il metal vecchio stile stava conoscendo una rivoluzione interna, il grunge con il suo sconquasso era alle porte, band come i Pantera stavano per imporre nuovi canoni al genere, ed in ambito strettamente thrash si respirava aria di contaminazioni ed industrializzazione. Quale era il vostro spirito in quei giorni e come avete vissuto quel momento di passaggio? - Penso che ognuno di noi abbia reagito a suo modo, io non disprezzavo fenomeni come l’originario Seattle-sound o riff "panterizzati", ma di sicuro preferivo un approccio diverso alla musica. Ritengo tuttora che sonorità di gruppi come Voivod, Death e Neurosis rimangano anni luce avanti. |
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- Perché avete deciso di usare continuamente filtri ed effetti sulla voce di Rob Mattei, lungo tutta la durata del disco? Non avete mai temuto che questo potesse appesantire l'ascolto? Conoscete i Believer (altra band dei primi anni '90)? Ci sono diverse similitudini a parer mio tra il loro singer Kurt Bachman e Rob.
- Registrai le parti vocali in modo piuttosto articolato, avevo arrangiato le lyrics per poter sfruttare eventualmente più piste, sia nelle strofe basate sui riff lineari che nei passaggi rallentati e nei momenti più "progressivi" dell’album… inoltre già appena dopo "De-Industrialized" avevo iniziato a cantare in maniera più aggressiva, visto che oltre al thrash/death ascoltavo anche industrial/noise, classico doom e gruppi thrash "di frontiera" (come appunto potevano essere i Believer…).
Mi presi il tempo che volli con Castriota (l’ingegnere del suono) che rimase favorevolmente impressionato dalle parti vocali… e anche gli altri membri dei Furious Barking ne rimasero entusiasti… in effetti il cantato dava una specie di valore aggiunto al risultato che volevamo ottenere e decidemmo di "sperimentare" sulla voce, dandogli dei filtri apocalittici e post-industriali, per poter raggiungere un effetto alienante e di furore tecnologico/ancestrale… fu un lavoro enorme, tieni conto eseguito in analogico, e tengo a precisarlo senza sovraincisioni o "sgranamento" … in effetti ho ripensato svariate volte a questo tipo di remixing, all’epoca a noi piaceva, inoltre appariva come una cosa originale, pochissimi gruppi si avventuravano in soluzioni del genere, e comunque non era una prassi comune come sarebbe avvenuto solo diversi anni dopo con il post metal, il black estremo, certe forme di crossover, il modern-brutal death o il drone… di sicuro una cosa del genere spiazzò chi ci ascoltava, ma non fu affatto concepita come una cosa trendista oppure nichilista e fine a sé stessa, infatti desideravamo che le linee vocali rimanessero intelligibili e – ripeto – dessero maggiore profondità alle songs.
- Ad oggi che responsi state ricevendo per quest'album "vecchio" di 16 anni, sia da parte dei Media che del pubblico?
- E' un po' presto per dirlo, ma come inizio è stato incoraggiante, abbiamo ricevuto moltissimi contatti, davvero sopra le aspettative… Abbiamo fatto uscire un album registrato nel 1992 e stampato nel 2008, come se una sovrannaturale alchimia colmasse questo gap temporale… semplice... ahaha ! Questo spirito sembra sia stato recepito benissimo dagli ascoltatori di metal estremo (e non solo), e non ci sorprendono i commenti di chi all’epoca non era presente, le cui menti si calano in una dimensione atemporale…. deduco che sia questa la forza di "Theory Of Diversity"… di fatto è un viaggio che annulla le traiettorie classiche e fa collidere l'ascoltatore con gli aspetti estremi di ogni diversità: dall'agonia dei batinauti sul fondo degli abissi oceanici fino alla solitudine collerica di un dio astrale, dalla nascita di una nuova razza superiore fino alla vertigine dello psicopatico di "Way of Brutality" o all'affanno del demone braccato in "Every Indetermination Is Complete"! E' un'opera che mescola la fantasia ad aspetti più seri, che erutta dalle casse un suono concreto e potente, mantenendo inalterata la sua natura.
- Qualcosa che non vi ho chiesto e che invece vorreste che i lettori sapessero?
- Nulla di particolare, calatevi sempre nella musica senza farvi influenzare troppo dalle mode, concetti come modernità e obsolescenza possono mutare di significato.
- Grazie della vostra disponibilità e del vostro tempo ed in bocca al lupo per il futuro!
- A voi e a presto!