Intervista a La Menade
a cura di Psychotron
Stanno per esplodere .... su Stereo Invaders ce lo sentiamo! La all-female rock band romana La Menade è autrice del nuovissimo “Male Di Luna”. Le ragazze stanno facendo ottimamente parlare di sé e meritano tutto il rispetto dovuto a chi sa macinare riff e ritmiche in modo egregio, e nei propri testi non la “manda a dire” tanto per il sottile. In attesa di vederle presto di spalla ad Alice Cooper per l’unica data italiana in programma il prossimo 25 giugno a Sesto Fiorentino (Fi), la webzine ha scambiato quattro chiacchiere con Tatiana – la Sirena, voce e chitarra della band. Girlpower!
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- Ciao Tatiana, grazie di aver accettato questa intervista. E’ un piacere ospitare La Menade sulla webzine. - Ciao a te e grazie a voi per l’invito.
- Il disco è fuori da poco, quali sono le primissime reazioni di addetti ai lavori e pubblico che avete potuto testare ad oggi? - Certo è abbastanza presto per dirlo, ma al momento e da quel che abbiamo potuto vedere dai concerti in cui abbiamo presentato i nuovi pezzi, pare che sia stato apprezzato. Abbiamo avuto anche modo di leggere le primissime recensioni e di ricevere i primi commenti degli “acquirenti” e siamo soddisfatte.
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- Avete una intensa attività live. Dal vivo quale è il responso del pubblico?
- La dimensione dei live è quella che in assoluto ci si addice di più e, dipendesse da noi soltanto, non smetteremmo mai di dedicarci a questo! Il pubblico, quello fatto di persone che magari ci vedono suonare per la prima volta o che proprio non ci conoscono, in genere ha un primo approccio diffidente, come se non volesse credere che una band di ragazze possa davvero fare sul serio. Superato questo scoglio iniziale, si lascia coinvolgere e reagisce molto positivamente.
Poi ci sono gli “accaniti” e quelli pagherei io per averli sempre sotto al palco!
- Siete nate con l’intenzione di essere una rock band tutta al femminile o la cosa è venuta da sé semplicemente perché le musiciste erano quelle giuste al posto e al momento giusto?
- Inizialmente non avevamo alcuna intenzione di formare una band “femminile”. La decisione di ricercare musiciste è nata più come naturale conseguenza delle nostre precedenti esperienze che per scelta. Ad un certo punto c’è stato proprio il desiderio di cercare persone che potessimo sentire vicine e con le quali condividere un progetto importante e il risultato di questa ricerca è La Menade.
Che avevamo trovato le persone giuste ci fu subito chiaro alla primissima prova che facemmo insieme: l’impatto emotivo fu enorme e devastante.
- Siete soddisfatte di come l’album è venuto fuori a livello di songwriting, produzione, idee, parti grafiche, tutto insomma? O avreste già qualche miglioria da apportare, da brave perfezioniste?
- Certo, soddisfattissime, ma io da brava pignola, come dici tu, già rimetterei mani un po’ ovunque…no, in realtà intervenire con delle modifiche o cercare soluzioni alternative, è sempre un’arma a doppio taglio: c’è il rischio di lasciarsi prendere la mano e di non comprendere più quando è opportuno fermarsi.
Comunque, adoro i pezzi di “Male Di Luna”. Credo che questo album rappresenti uno specchio fedele della band sia nella musica e nei testi che nell’artwork, quindi, sì, direi che possiamo ritenerci soddisfatte.
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- Oscillate tra rock, hard rock, musica alternativa. Per quanto le etichette siano sempre antipatiche, come definireste voi stesse il vostro sound? Quale definizione vi mette a vostro agio e quale invece ritenete del tutto inappropriata tra quelle attribuite alla vostra musica?
- Oh, mi dispiace, a questa domanda non so proprio come rispondere. Da sempre ci piace fondere le nostre diverse esperienze e tendenze musicali, ma individuare un’etichetta che possa rappresentare la nostra musica è difficile e rischia di essere riduttivo. “Male di Luna” è un album estremamente eterogeneo, qualità che nella musica “moderna” non è molto apprezzata (quanto lo fosse in altri periodi storici) forse perché rende più complessa l’individuazione di un target (essenziale in un sistema economico che trasforma tutto e tutti in “prodotti da mercato”).
- Siete su una china pericolosa .... l’esposizione ricevuta grazie alle soundtrack dei film tratti dai romanzi di Moccia contribuisce certamente a far circolare il vostro nome, ma allo stesso tempo vi immette in circuiti molto “mainstream”, che possono rivelarsi insidiosi. |
Ritenete questa occasione un’arma a doppio taglio, o accettate tutto di buon grado ritenendola semplicemente il riconoscimento del vostro buono e duro lavoro?
- Non si tratta di vedere riconosciuto il nostro lavoro…diciamo che per quello abbiamo già i concerti dove la soddisfazione personale è ancora maggiore… Si trattava di un’occasione per avere un po’ di visibilità in più, visibilità che un artista emergente oggi molto difficilmente riesce ad ottenere. Ci sembrava interessante (oltre che “educativo e formativo” per noi) accettare di vivere quest’esperienza e cerchiamo di raccoglierne i frutti.
Il mainstream non accetta di buon grado incursioni di chi non ha propriamente tutte le carte in regola per giocare a quei livelli: certo che è più rischioso…ma non per questo non vale la pena di cimentarsi se capita l’occasione.
- Ma poi ‘sti film li avete visti? Vi sono piaciuti??
- Per forza! E’ chiaro, stiamo parlando di film per adolescenti (ma non solo, ti assicuro, ho conosciuto parecchia gente non più molto adolescente incredibilmente coinvolta dalla storia in questione) e non nascono con chissà quali pretese. Raccontano, a loro modo (o meglio, a modo dell’autore) una generazione e i suoi problemi d’amore…nulla di nuovo, ma forse è proprio la leggerezza (non sempre e non soltanto, visto che vengono affrontati anche temi diversi) e la capacità di coinvolgere gli adolescenti, riportandoli a vivere attraverso lo schermo le loro vicende, ad avere garantito a questi film il successo che hanno avuto.
Se si considera questo, i film sono carini, ben fatti e scorrevoli.
- Come giudicate l’attuale scena underground italiana? Quanto si fatica ad emergere?
- Alla prima domanda rispondo che la scena underground italiana è colma di nuovi e interessanti artisti. Il problema però è che la difficoltà ad emergere rischia di soffocare questi fermenti sul nascere.
I locali interessati a far proporre agli artisti la propria musica (originale) non sono molti. Alcuni stanno chiudendo, altri hanno già chiuso e gli spazi si restringono. I dischi non si vendono, i live sono pagati poco (quando sono pagati), insomma si fatica a considerare quello del musicista un lavoro degno di rispetto. Non è una novità, ma la situazione rischia di diventare davvero troppo soffocante per i giovani che si cimentano con questo ambiente e con il sogno della musica. Purtroppo. Perché ci sono bands valide che, costrette ad autoprodursi gli album, dopo il terzo, quarto album o anche prima, sono costrette a sciogliersi perché non riescono, non possono contare soltanto sulle proprio forze. I giovani sono lasciati totalmente allo sbaraglio. Siamo parecchio arretrati su questo punto.
- Quanto ritenete che essere delle ragazze vi faciliti la strada e quanto invece ve l’ha complicata sin qui?
- Ce l’ha abbastanza complicata credo. Molti sono portati a pensare che essere un gruppo di sole ragazze aiuti ad ottenere l’interesse del pubblico. Ma quello che ottieni inizialmente in realtà è dubbio, scarsa fiducia nei tuoi confronti e contemporaneamente scarse aspettative. Ancora, ed è incredibile, c’è una certa difficoltà ad accettare l’idea che delle donne possano suonare egregiamente uno strumento o fare da sole la propria musica. Esistono pregiudizi che spesso ti tagliano le gambe al primo approccio.
Poi, per fortuna, le cose cambiano: è il momento iniziale quello peggiore perché devi sempre abbattere quel muro di pregiudizio che ancora c’è.
- In sede di recensione ho citato qualche nome, Negrita ed ultimissimi Litfiba per quanto riguarda il sound, Irene Grandi per quel che riguarda qualche somiglianza con la tua timbrica vocale. Voi avete dei modelli o dei riferimenti in ambito italiano e/o internazionale? - Nelle citazioni che tu hai fatto non ci trovo molta Menade, ma la musica è soggettiva e dà visioni ed emozioni diverse, per fortuna. Non abbiamo avuto grandi riferimenti “italiani” per la nostra musica, paradossalmente, visto che trattasi di musica cantata in italiano. Però ad esempio personaggi chiave come Fabrizio De Andrè e Guccini un segno lo hanno lasciato. - Sebbene non siate esattamente assegnabili al circuito del metallo pesante, di tanto intanto sfoderate qualche riffone molto pieno e rotondo, e non disdegnate partenze sostenute, ritmicamente parlando. Che legami avete con la “musica del diavolo”?
- Abbiamo sempre ascoltato metal in vita nostra ed è certo un background che ci portiamo dentro. Il compromesso con la lingua italiana non è semplice e tende ad “alleggerire” strutture che, cantate in inglese, potrebbero suonare ben più aggressive. |
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- Cosa ascoltate in questo periodo nei vostri stereo?
- Nel mio lettore ho spesso i Mars Volta, l’ultimo, comprato da poco…poi un po’ di vecchi Tool e…Jeff Buckley, per rilassarmi…
- Potete raccontarmi qualcosa su”Desideri Di Una Notte Senza Stelle”? Al termine del pezzo reciti una poesia molto particolare...
- In realtà, non è una poesia, bensì una lettera, o meglio un estratto di una delle lettere da cui è tratto il testo di “Desideri di una notte senza stelle”. Si tratta di alcune lettere di condannati a morte della resistenza europea…quella “recitata”, in particolare, è di uno studente italiano di vent’anni che si apprestava a morire, ammazzato tra atroci torture, per degli ideali in cui, come molti, credeva. Quelle parole sono rivolte alla ragazza che ama ed è straziante (e oggi anche parecchio anacronistico) il pensiero che siano state le ultime pensate e scritte da un ragazzo in una circostanza così drammatica e ingiusta.
Sono parole che vanno oltre l’ambito a cui si riferiscono e proprio per questo è facile farle proprie.
Soprattutto sono parole che condannano senz’appello l’ottusità e l’intolleranza che l’essere umano è in grado di produrre.
- Qualcosa che non vi ho chiesto e che invece vorreste che i lettori sapessero?
- Non so… dove acquistare “Male Di Luna”? Nei negozi della catena Ricordi e Messaggerie, al prezzo di 10 euro. Presto sarà possibile acquistarlo anche on line.
- Ok ragazze, grazie della vostra disponibilità e del vostro tempo prezioso. A presto, magari dal vivo dalle parti della Toscana! Ciao!
- Volentieri, speriamo presto! Grazie a voi! Ciao!