abigail – forever street metal bitch
BAND: Abigail
TITOLO: Forever Street Metal Bitch
ETICHETTA: Drakkar Productions
ANNO: 2003
GENERE: heavy metal
NAZIONALITÀ: Giappone
DURATA: 31 minuti
CONTATTI: < / >
RECENSIONE:
Folgorante questo dischetto! Si potrebbe dire tutto il male possibile degli Abigail, ma io non sarò tra coloro che si eserciteranno in tale attività. “Forever Street Metal Bitch” è talmente sopra le righe, talmente sparato, talmente grottesco ed esagerato da sublimarsi nella più pura arte naive. Iniziamo dalla provenienza geografica del trio, il Sol Levante; Yasuyuki (bulldozer bass and vokills), Youhei (hellhammers) e Asuka (chainsaw guitar) sembrano provenire da una qualche dimensione parallela. Incredibile che in Giappone tutto, compresa la musica heavy metal, assuma connotazioni leggendarie, irreali, parossistiche, quasi mitico-immaginifiche. Se avete mai avuto occasione di ascoltare i Metalucifer capirete cosa sto dicendo. Queste tipo di bands si immerge totalmente nel primordiale spirito metal risalente agli anni ’80, estremizzandolo fino ai limiti del codice penale; lo insozzano, lo deformano, lo deturpano, lo massacrano, lo esasperano, fino al parto di una creazione surreale, fuori dal tempo, assolutamente folle e pazzesca. In copertina gli Abigail ci deliziano con una super porcona bionda con delle vere mongolfiere al posto dei seni (si, ho completamente perso qualsiasi freno inibitorio in questa recensione, ma scusate avete letto il titolo del cd?!), né la scaletta dell’album prevede un andamento diverso nei titoli proposti (“Violence, Kill and Destruction”, “Bitch! We Gonna Kill You”, “We’re the Pussy Hunter”, “Hey Slut!”, “War 666” ed altre amenità del genere). Sorvolo sui testi e sottolineo invece quanto la band sia decisamente fautrice del corpo femminile e dei suoi mille e più disparati usi, basti vedere il complessivo artwork del cd. Vi è infine una riproduzione in bianco e nero della pin up di copertina in versione super politicamente scorretto, con un’aureola di S naziste sulla testa, simboli satanico-caprini disseminati un po’ ovunque, ed un paio di testicoli degni di Rocco Siffredi che penzolano al suolo. Raccapricciante! Come riuscire a descrivere la musica...? Prendete in blocco il metal degli anni ’80, triplicatelo in velocità, aggiungete massicce dosi di menefreghismo, sguaiatezza, arroganza, insolenza, tracotanza, boria, prepotenza; ora mostrificate il tutto a suon di Venom e Bathory, ed infine aromatizzate con un’occhiata ruffiana di riguardo al black metal di oggi. Questi porno-giapponesi satanici non si risparmiano nemmeno il ricorso ad un violentatissimo organo Hammond nel corso della intensissima e meravigliosa “We’re the Pussy Hunter”. Degli autentici geni! Io non so con cosa facevano merenda questi signori in gioventù ma era un bel po’ che personalmente non mi divertivo così ascoltando un cd. Un altro paragone che mi hanno richiamato alla mente è quello con i crucchi Cranium, altrettanto veloci, esacerbati e incontenibili.
Da avere!
VOTO: 8
(Psychotron)