absolute steel – womanizer
BAND: Absolute Steel
TITOLO: Womanizer
ETICHETTA: Black Lotus Records
ANNO: 2005
GENERE: heavy metal
NAZIONALITÀ: Norvegia
DURATA: 49 minuti
CONTATTI: www.absolutesteel.com
RECENSIONE:
Questo dischetto è poco più che uno scherzo, e se volessi essere intransigente potrei chiudere saccentemente qui la recensione. Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, ed in questo caso valga per gli Absolute Steel. Questi norvegesi, di base a Larvik, sembrano crederci veramente e giunti alla fine di “Womanizer” non sarà poi così difficile farlo nemmeno per voi. E’ vero, il sound della band si appoggia fin troppo evidentemente a grandi nomi del panorama metal passato e presente (Accept, Iron Maiden, Sinner, Judas Priest, Kiss); ascoltare “Womanizer” è come ascoltare il sentito tributo di una qualche cover band verso i propri idoli. Il rifferama di Dave Bomb e Adam Boss è debitore soprattutto del metal di scuola teutonica, lo stesso valga per l’impostazione ritmica, rocciosa pachidermica e sempre uguale. Il singer K2 non dà sempre l’impressione di essere al posto giusto nel momento giusto (“Juicy Lucy”, o l’insistito estenuante ritornello di “Beerrun”) e l’attitudine esibita nelle liriche è da quinta elementare (donne, sesso, birra, risse). Ma che ci volete fare, potremmo stare qui tutta la giornata a discutere della semplicità primitiva della proposta degli Abolute Steel eppure non mi convincereste che “Womanizer” è un cattivo lavoro. I punti deboli della band si trasformano miracolosamente nei suoi punti di forza. Tutto sa di già sentito? Ebbene, per quanta resistenza snobistica opporrete, sarete coinvolti comunque nell’omaggio reso da questi norvegesi al mitologico Metal di stampo ottantiano. Canzoni come “Juicy Lucy” che in preda ad un barlume di razionalità oggettiva potrei tranquillamente definire ridicole, mi esaltano come un bambino! Tutto è infantile, ogni nota si rivolge ad un clima da party adolescenziale; si ride, si scherza, si beve, si rockarolla! Anche io voglio una donna con i tacchi alti e le calze a rete per me, come il buon K2 urla nella opener “High Heels And Fishnet Stockings”; è poi la volta della bevuta in compagnia con “Beerrun” (.... gioie per i Tankard dei giorni migliori) e della rissa conseguente all’alcol ingerito, in “Kick”. Arriva quindi il turno della prima ballatona, “Rough Love (Tender Heart)” ed il cuore di ogni metallarone si scioglierà come neve al sole. Grande pezzo! “Deeper” ci spiega a che livello di profondità la band intende l’amore verso una donna .... fino ad annegare nel mare di lacrime e nostalgia canaglia che la triste storia di “Juicy Lucy” ci racconta. “Too Slow Above” riprende il tiro da metal cruccoide ed infine è sorprendentemente il turno di due strumentali consecutive poste a chiusura dell’album. Gli Absolute Steel non si fanno mancare nulla, puro distillato di metal doc, ballate strazianti, hot girls e brani strumentali super chitarristici. Ogni cliché che gli Dei del metallo esigono è pienamente rispettato da questi indomiti musicisti fedeli al Verbo del Marshall. Tecnicamente la band si difende, non siamo davanti ai Dream Theater, ovvio, ma nemmeno si tratta dei Sex Pistols. E le doti nascoste del combo norvegese emergono soprattutto nelle due strumentali, la più metal rock “Deliverance”, e la malmsteeniana “Opus Suite”. Ogni titolo della track list come del resto il monicker stesso della band sono così smaccatamente prevedibili da non potere che intenerire ogni metal kid che si rispetti. Splendida poi la copertina che più retrò non si poteva. Operazione simpatia, e personalmente non nutro alcun dubbio sulla schiettezza e sulla sincerità della proposta degli Absolute Steel. Premo ancora il tasto play, altro girooo - altra corsaaa!
VOTO: 7,5
(Psychotron)