annihilator – king of the kill

BAND: Annihilator
TITOLO: King Of the Kill
ETICHETTA: Music For Nations
ANNO: 1994
GENERE: heavy /thrash metal
NAZIONALITÀ: Canada
DURATA: 49 minuti
CONTATTI: www.annihilatormetal.com

RECENSIONE:
“King Of The Kill” è ancora oggi considerato uno dei migliori tre album realizzati in carriera dallo stesso Jeff “mastermind” Waters. Quarto lavoro, pubblicato appena un anno dopo quella autentica bomba di hard & heavy che fu “Set The World On Fire” (mio personale disco preferito del combo canadese!), l’album in questione vede la deflagrazione degli Annihilator intesi come gruppo di 5 musicisti. Jeff infatti appare come incontrastato compositore ed esecutore nel booklet del CD, eccezion fatta per le bacchette di Randy Black; estro e creatività non difettano a Jeff in questa fase della sua carriera (ancora un album, “Refresh The Demon”, e la parabola inizierà inesorabilmente ad invertire la propria corsa). “King Of The Kill” distrugge la concorrenza e non fa prigionieri. La voglia di stupire del mad axeman si conferma con la scelta della bizzarra opener “The Box”, traccia atipica per il sound Annihilator (anticipatrice di uno standard che invece arriverà col passare degli album), impostazione industrial-modernista, voce filtrata e incedere monolitico. Poi si parte sul serio con una sfilza di titoli da far impallidire qualsiasi power /thrasher che Madre Natura abbia deciso di mettere al mondo; “King Of The Kill” e “Second To None” (preceduta dalla eleganza strumentale di “Bliss”) sono in realtà molto simili per struttura interna, ritornello e velocità, ma nella loro bellezza si rincorrono gioiosamente e l’adrenalina inevitabilmente sale. “Hell Is A War” minaccia di essere un mid tempo, ma Jeff non ha pietà per nessuno e allo scoccare del terzo minuto il metronomo si frantuma. “Annihilator” è una divertente divagazione priestiana, headbanging d’obbligo al suono dei ripetuti stop and go di chitarra. “21” è spassosissima ad iniziare dal testo, tutta carte azzardo e donne, seguita dalla power ballad “In The Blood”. Jeff Waters ha sempre avuto un tocco particolare per le ballate, ottenendo l’invidiabile risultato di mischiare brillantemente melodie mai sdolcinate e stucchevoli con una tensione e potenza di fondo. Finito il momento di serietà si riparte sul filo dell’ironia con “Fiasco”, il cui ritornello vi ripagherà per tutte le incazzature accumulate negli ultimi tempi, liberandovi catarticamente di ogni tossina. “Catch The Wind” è una strumentale gemella di “Bliss”, altrettanto emozionante e leggiadra; “Speed” è grandiosa, e sono sicuro che se mai Keanu Reeves l’avesse avuta a disposizione per il suo omonimo film l’avrebbe di certo pretesa! Chiude l’album una song dannatamente rock ‘n’ roll come “Bad Child”, e quando i suoi 3 minuti e 39 secondi non saranno ancora terminati avrete già puntato il vostro ditino indice sul tasto Play, perché tutto ricominci! Eh, bei tempi quando Jeff ancora non aveva perso la testa per i Pantera ....

VOTO: 9

(Psychotron)