anthrax - persistence of time
BAND: Anthrax
TITOLO: Persistence Of Time
ETICHETTA: Island Records
ANNO: 1990
GENERE: thrash metal
NAZIONALITÀ: U.S.A.
DURATA: 61 minuti
CONTATTI: www.anthrax.com
RECENSIONE:
Erano piuttosto indispettiti gli Anthrax del dopo "State Of Euphoria" (1998), indispettiti dalla critica e dal pubblico che non avevano capito a pieno la grandezza di un album ironico quanto si vuole, ma espressione di un songwriting perfetto, ai massimi livelli per la band neworkese. E poi "Who Cares Wins" o "Misery Loves Company" non erano certo canzoni da tarallucci e vino ... ma occuoiamoci di questo "Persistence Of Time". Il gruppo si chiude in studio, macina riff su riff, raggiungendo minutaggi mai visti prima in casa Anthrax, ritmiche e sviluppi delle trame sonore si arrovellano e si trincerano dentro rebus ed anagrammi inestricabili. Scervellatevi con "Time" ed il suo tempo in 2/4, si capisce subito che il clima si è fatto ostile, neanche l'ombra dell'euforia di due anni prima. L'album è quasi un concept oppressivo ed ossessionante sul tempo, le lancette vi ticchetteranno in testa per una intera ora, ed in qualche caso si espliciteranno anche durante l'ascolto. I chorus sono assai più "difficili" che in passato e la band sembra voler dimostrare tutta la propria perizia tecnica, cosa che con Charlie Benante e Frank Bello non risulta di alcuna difficoltà.. Se "Blood" garantisce il trademark di casa Anthrax, "Keep It In The Family" rispecchia il nuovo sentire criptico ed asfittico del combo. "In My World" concede appena qualche apertura melodica, ed infatti è scelto come uno dei singoli dell'album; grandissimi Spitz e Ian, riff fatti apposta per sfasciare gli encefali! "Gridlock" pare un pezzo dei Nuclear Assault per come inizia, i 5 thrashers vi stanno incarcerando nella loro tela di ragno, ogni movimento è un inutile dispendio di energie, placatevi! "Intro To Reality" ha un giro di chitarra ipnotico, stessa genialità dei Maiden della Rima del Vecchio Marinaio coleridgeriano, ed ecco che sopraggiunge "Belly Of The Beast", dissacrata subito dopo dalla cover di Joe Jackson, "Got The Time", joke song (ma non troppo!) che sarebbe stata bene sugli EP "I'm The Man" o "Attack Of The Killer B's". "H8 Red" è tanto bella quanto drammatica, una song rabbiosa ad altissima tensione. "One Man Stands" è un'altra fight song libertaria e intransigente. Dopo "I'm The Law" gli Anthrax tornano ad ergersi a difesa dei vostri diritti. Si chiude con "Discharge", mazzata tra capo e collo che chiarisce definitivamente il concetto: con questo album gli Anthrax hanno prodotto il loro lavoro più tecnico ed al contempo più nero e "disperato", a suo modo una disco che trasuda una vena oscura ed epica. "Discharge" è proprio così, fate caso ai chorus, in bilico tra hardcore e ispiratissimo metallo epico-cameratesco. Partorita una simile molosso la band era sfinita, e la roccia si sgretolò definitivamente sotto i colpi dell'invadenza del grunge e di un Belladonna sempre più in contrasto con le scelte innovative del resto della line-up. Il risultato fu "Sound Of White Noise" (1993), l'inizio di una carriera completamente diversa per gli Anthrax, ma anche l'avvio del declino.
VOTO: 8
(Psychotron)