arthemis - back from the heat
BAND: Arthemis
TITOLO: Back From The Heat
ETICHETTA: Underground Symphony
ANNO: 2005
GENERE: speed /heavy metal
NAZIONALITÀ: Italia
DURATA: 42 minuti
CONTATTI: www.arthemisweb.com
RECENSIONE:
Dopo la ristampa del debutto “Return To Church Of The Holy Ghost” con tanto di bonus tracks, arriva la pubblicazione del nuovo lavoro della band veneta, “Back From The Heat”, sempre ad opera della label piemontese Underground Symphony. Si comincia benissimo con una delle più belle copertine che recentemente mi sia capitato di adocchiare in giro. Una splendida illustrazione erotic fantasy alla maniera di Luis Royo, un nome una garanzia. Al cospetto di una simile bellezza guerriera bionda la track list della nuova fatica degli Arthemis dovrà essere in grado di reggere le aspettative. Ma è noto che una delle maggiori qualità dei ragazzi pare essere proprio l’affidabilità, release dopo release; i cinque componenti della band sono ottimi professionisti, motivati e con tanta esperienza alle spalle, oltre ad un ovvio gusto e talento (qualità innate). Le coordinate stilistiche del “vascello dei dannati” rispondente al nome Arthemis non cambiano di molto, forse appena un innesto più deciso di eco provenienti dal panorama hard & heavy degli ‘80s, ma a parte questo i maggiori estimatori di “Back From The Heat” continueranno ad annoverarsi, come per i precedenti lavori, tra le fila dei fans di Helloween, Angra e Stratovarius. C’è spazio anche per un simpatico gioco di auto-citazionismo con “The Vampire Strikes Back”, ideale seguito di “The Night Of The Vampire” apparso su “The Damned Ship”. La formazione rimane invariata, anche se questa volta in veste di guest performer ad occuparsi delle tastiere vi è Luigi Stefanini (anche “uomo della consolle” per questo album) anziché Enrico Mercenero, come era accaduto per il precedente “Golden Dawn”. Discreto e intelligente proprio l’uso che viene fatto delle keyboards mai preponderanti nell’economia della band, fatta prevalentemente di guitars riffing. Altro pregio degli Arthemis da non sottovalutare, secondo me, è quello di non aver mai ceduto alle lusinghe di derive neoclassiche, pur provenendo dalla scuola helloweeniana, ma avendo anzi innervato il proprio sound di robusto hard rock e metal ottantiano, bello virile e solido, senza tante partiture “neosettecentesche”. Le melodie abbondano chiaramente in ogni song scritta dal mastermind Martongelli ma si digeriscono piacevolmente senza difficoltà alcuna. “Only Your Heart Can Save Us”, “Here Comes The Fury”, “The Vampire Strikes Back” sono speedy songs, o up-tempos che dir si voglia, “Ocean’s Call” è la ballad, mentre il cuore dell’album, rappresentato dal trittico “Desert Storm”, la lucasiana “Star Wars”, e l’altra semi-ballad “Touch The Sky”, è dove davvero si sogna, raggiungendo il climax di questo “Back From The Heat”. Unica nota critica potrebbe essere quella di una sostanziale assenza di progressione stilistico-evolutiva nel songwriting degli Arthemis, ma non è affatto detto che l’ascoltatore tipo della band sia alla ricerca di un simile connotato.
VOTO: 7
(Psychotron)