arthemis – the damned ship

BAND: Arthemis
TITOLO: The Damned Ship
ETICHETTA: Underground Symphony
ANNO: 2002
GENERE: speed /heavy metal
NAZIONALITÀ: Italia
DURATA: 47 minuti
CONTATTI: www.arthemisweb.com

RECENSIONE:
Seconda album all’attivo della band veneta (l’esordio avviene nel 1998 con l’autoproduzione “Church of the Holy Ghost”) per le stampe della gloriosa ed italianissima Underground Symphony, instancabile ed impagabile fucina di giovani leve e talenti dell’ambito metal. Gli Arthemis sono un ottimo gruppo che stupisce per la propria caratura, trattandosi appena di un secondo lavoro (è imminente l’uscita del quarto album). “La Nave Dannata” è un prodotto maturo e di spessore, che veleggia solido compatto e sicuro verso le ridenti spiagge di nomi quali Helloween e Angra (già definiti i nuovi Helloween per album quali “Angel’s Cry” e “Holy Land”). Tecnicamente la band appare assai preparata, di certo si ha la sensazione che la professionalità sia una delle caratteristiche salienti di questi cinque strumentisti; del resto sul libretto del cd campeggia già l’indirizzo web del loro fan club giapponese! Ogni assolo di chitarra è un autentico pezzo di bravura e creatività; classicismo e virtuosismo che non stancano mai, né mai degenerano in un certo deleterio manierismo autoreferenziale malmsteeniano (sebbene il guitar god scandinavo figuri tra i ringraziamenti del compositore unico ed assoluto dell’intero album, Andrea Martongelli). “The Damned Ship” è indubbiamente un disco fortemente guitar-oriented (Matteo Ballottari insieme ad Andrea Martongelli, le due asce), tuttavia anche la sezione ritmica (Matteo Galbier al basso e Alessio Turrini alla batteria) svolge egregiamente il proprio lavoro di supporto, così come apprezzabilissima è pure la tecnica del bravissimo vocalist Alessio Garavello, cresciuto credo a pane e “Keeper of the Seven Keys” 1 e 2! Il dischetto si presenta in un godibilissimo digipack apribile (peculiarità della Underground Smphony è inoltre la cura per il prodotto in ogni sua componente, compresa quella estetica) dalla immaginifica copertina fantasy; e così si salpa con l’ottima “Quest for Immortality” a indicare le coordinate del viaggio. Viaggio che proseguirà con un lotto di ottime songs quali tra le altre “Sun’s Temple”, “Starchild”, “The Night of the Vampire”, “The Damned Ship”, quest’ultima vicina a certe ritmiche dei connazionali Domine. Un dischetto in grado di farsi apprezzare a gran voce dai chitarristi e più in generale da tutti coloro che sono alla ricerca di buon metal, diretto e potente, senza tanti fronzoli, devoto (senza divenirne schiavo) a dell’ottima tecnica individuale e pregevoli melodie.

VOTO: 7,5

(Psychotron)