benedictum - seasons of tragedy
BAND: Benedictum
TITOLO: Seasons Of Tragedy
ETICHETTA: Locomotive Records
ANNO: 2008
GENERE: heavy metal
NAZIONALITÀ: U.S.A.
DURATA: 59 minuti
CONTATTI: www.benedictum.net
RECENSIONE:
Con il precedente "Uncreation" i Benedictum hanno avuto il merito di incarnare una delle ultime e migliori novità in campo metal, come da tempo non se ne registravano. Un po' tutti si sono ritrovati a parlare di questa "big thing" proveniente da San Diego, vuoi per l'imbarazzante generosità di Madre Natura nei confronti della singer Veronica Freeman, vuoi per l'effettiva validità del songwriting, capace di rinverdire in pieno 2006 la lezione dei grandi metal acts del passato, onorandone glorie e virtù ma senza per questo peccare di "passatismo" sterile. "Seasons Of Tragedy" è il tanto atteso seguito, con la conferma di Jeff Pilson come producer, i vari George Lynch (Dokken), Manni Schmidt (Rage, Grave Digger), Craig Goldy (Dio) come special guests, e con il nuovo Paul Courtois a sedere dietro le pelli al posto del dimissionario Blackie Sanchez. L'angelo della giustizia ritratto in copertina e la intro "Dawn Of Sadness" hanno il compito di traghettarci nel mondo fiammeggiante dei Benedictum. "Shell Shock" è la prima vera traccia, Veronica non si fa attendere ed entra subito nella parte, intonando mascolinamente (come le è consuetudine) le strofe della song. Metal Church, Ronnie James Dio, Megadeth e Laaz Rockit si sono segretamente incontrati per fondere i propri stili in questo brano massiccio e cingolato (nonché in tutto il resto del platter). La sezione ritmica crea gli spazi necessari affinché il guitar playing e la personalità di Veronica rappresentino al meglio l'anima della band. Rombi di motore precedono "Burn It Out", e la grinta cromata non cede di un millimetro. Il chorus questa volta è assai più esplicito e plateale, la doppia cassa ruggisce e le sei corde, debitamente elettrificate, continuano a rimanere in primo piano, affondando fendenti molesti; a tratti l'impianto complessivo del pezzo sfiora sentori death metal per pesantezza e graniticità. Lady Freeman è un'autentica dominatress. "Within The Solace" è un mid-tempo di quelli killer, transumanza elefantina sul tetto di casa vostra insomma. Veronica agita le briglie (... forse lo fa anche abitualmente in camera da letto?!!) e porta la band su vette di tutto rispetto. Sibilline note di pianoforte ci dicono che è il turno di "Beast In The Field", è un attimo, e il pezzo esplode a piena potenza. Rob Halford, John Bush e Ronnie James Dio sono trasmigrati nel corpo di Veronica anche se, circa a metà song, degli stop 'n' go modernisti simil-Pantera rischiano quasi di rovinarmi la festa. "Legacy" è sempre roccia, integrata con ferro, immersa nel metallo fuso, e blindata in una cassaforte di acciaio. Arriva anche il momento della cover "Balls To The Wall", di acceptiana memoria ... indubbiamente la più adatta a Miss Freeman! Il pezzo regge, è praticamente identico all'originale, bene o male che sia. In "Steel Rain" sorprende non poco sentire Veronica cantare come una ... donna! Brano meno aggressivo e più melodico del solito, anche se dai toni piuttosto amari. Si chiude con la title-track, ovvero 11 minuti di ortodosso, tradizionale, classico, incontaminato stramaledetto metallo incandescente. "Seasons Of Tragedy" non supera per clamore il suo predecessore "Uncreation" ma è praticamente impossibile che un fan dei Benedictum non lo adori.
VOTO: 8,5
(Psychotron)