dark moor – autumnal

BAND: Dark Moor
TITOLO: Autumnal
ETICHETTA: Scarlet Records
ANNO: 2009
GENERE: symphonic /power metal
NAZIONALITÀ: Spagna
DURATA: 47 minuti
CONTATTI: www.dark-moor.com

RECENSIONE:
Seguo i Dark Moor dall’uscita del secondo album, “The Hall Of The Olden Dreams”, avvenuta nel 2000, e rimasi affascinato dalla perfetta combinazione tra gli elementi epici, neoclassici, sinfonici, della loro musica power metal, con i bellissimi testi in perfetto tema fantasy, che rendevano omaggio anche a quel genio di Michael Moorcock narrando le gesta di Elric di Melniboné; se a questo ci aggiungiamo la superba voce femminile di Elisa C. Martín e le perfette registrazioni effettuate presso gli studi New Sin di Stefanini, ce n’era di che godere. Poi dopo un altro grande disco ed un EP, Elisa lasciò il gruppo, lasciando tutti i fans nello sconforto. L’entrata di Alfred Romero e l’uscita del CD omonimo non contribuirono a migliorare di certo questo momento. Ma Erik Garcia, chitarrista e master mind non si perde d’animo, e continua imperterrito per questa strada, perdendo comunque altri elementi della formazione, ma sempre credendo in Alfred, che finalmente esplode in tutta la sua forza interpretativa in “Tarot” del 2007, grazie anche ad una nuova ritrovata vena compositiva che privilegia ancora di più i momenti sinfonici. Bene, gli spagnoli son tornati a dettar legge, e la conferma è qui, che gira interrottamente nel player, da un paio di giorni, regalando emozioni a non finire. Certo, niente di nuovo, ed i detrattori del genere lo troveranno pacchiano, monotono e prevedibile, ma credetemi gli ingredienti per passare dei momenti piacevoli, ci sono tutti. Orchestrazioni, cori operistici, momenti epici, melodie, armonie, doppia cassa, ritmiche serrate ed una gran voce, capace di emozionare, con quel suo timbro pieno, bello tondo, avvolgente. Le citazioni classiche sono molto presenti, e ce ne accorgiamo subito con l’opener “Swan Lake” ispirata dall’opera di Cajkovskij, che entra maestosa e trionfante, e cresce d’intensità minuto dopo minuto, con Alfred che si impossessa della melodia ed arriva in alto, molto alto, sostenuto alla grande dal resto del gruppo, a suo agio in questa connotazione classica, con la doppia cassa bene in evidenza. Il singolo “On the Hill Of Dreams” mi lascia un attimo interdetto, in quanto l’incipit sembra preso pari pari da “The Phantom Of The Opera” dei Nightwish, ma subito dopo invece si rileva una bella song melodica dalla perfetta linea vocale, che Alfred, accompagnato dalla cantante lirica Itea Benedicto, presente in quasi tutto il disco, non si lascia di certo sfuggire. “Phantom Queen” rafforza ancora quanto detto prima, introducendo atmosfere celtiche al power sinfonico paragonabile a quanto proposto dai Rhapsody Of Fire, ancora una volta impreziosito dal cantante ma anche dalla sezione ritmica basso/batteria veri protagonisti del brano. I momenti più calmi e melodici ricordano molto i Nightwish, ed “An End So Cold” non sfugge a questa cosa, e soprattutto quando entra Itea, rafforza la citazione. “Faustus” entra prepotentemente, ed ancora una volta la sezione ritmica si mette in evidenza sorretta dalle malefiche orchestrazioni che rendono oscuro il pezzo, caratterizzando alla perfezione quanto scritto nel testo. “Don't Look Back” prosegue il discorso privilegiando la melodia, perfettamente intonata dal coro operistico, ma sicuramente la palma del miglior brano va alla seguente “For Her” vera forza della natura. La sua epicità vale tutti gli ultimi dischi dei Manowar messi insieme, ed ancora una volta Alfred ed Itea regalano momenti irripetibili, e lo stesso discorso vale per l’assolo di chitarra di Garcia, perfetto nelle sue armonie. Dopo questo pezzo non credo di aspettarmi altro di enormemente rilevante, ed infatti “The Enchanted Forest” pur essendo un bel brano incentrato su una bella melodia, rimane nella media, cosa che invece non fa “The Sphinx”, dato che cattura subito l’attenzione dalle prime note; il pezzo infatti risulta essere il più heavy dell’intero lotto, senza però tralasciare la melodia e le orchestrazioni. Chiude il CD la strumentale “Fallen Leaves Walts”, brano sinfonico ed orchestrale. Bene, sono contento di ritrovare i Dark Moor in una perfetta forma ed in una situazione di altissima vena ispirativa. Ancora una volta mi sento di dover sottolineare la prova superba di Alfred Romero alla voce e posso confermare che chiunque sia in astinenza dai Rhapsody Of Fire, potrà trovare un ottimo rimedio con i Dark Moor.
Brano Migliore: ”For Her”. Brano Peggiore: nessuno.

VOTO: 8

(Smaz)