gamma ray - land of the free II
BAND: Gamma Ray
TITOLO: Land Of The Free II
ETICHETTA: SPV /Audioglobe
ANNO: 2007
GENERE: power metal
NAZIONALITÀ: Germania
DURATA: 65 minuti
CONTATTI: www.gamma-ray.com
RECENSIONE:
Lo stavo aspettando da quando avevo letto la notizia che i Gamma Ray avrebbero dato alle stampe il seguito di "Land Of The Free", disco monumentale che ha avuto il merito di aver rilanciato il power metal sotto le luci della ribalta, dopo che l’era grunge aveva finito il suo ciclo; ed è stato un bellissimo esempio in fatto di collaborazioni, facendoci risentire tutta la potenza della meravigliosa ugola di Michael Kiske.
E quindi le aspettative erano alte.
Prima di ascoltarlo però ho fatto due considerazioni, la prima riguarda che anche gli Helloween ed i Queensryche hanno dato un seguito alle loro realese di maggior successo, dischi gradevoli ma lontani anni luce dai loro predecessori visto che queste opere hanno il sound delle composizioni che attualmente stanno suonando; la seconda è che dopo quasi venti anni di Gamma Ray, e dodici dal primo capitolo, potevo solo aspettarmi un buon disco e non qualcosa di eccelso.
E quindi non mi aspettavo niente di meglio degli ultimi CD.
Bene, sono molto contento di dire che siamo davanti ad un quasi capolavoro.
Sembra che il tempo che separa questo CD dal primo capitolo non sia passato, i trademark ci sono tutti, e si va dai cori potenti ed epici, alle melodie irrefrenabili, ai duelli di chitarra di una qualità superba, alla batteria che pesta duro (Zimmermann in questo disco vi stupirà per la sua precisione, velocità e tocco pulito). Posso anche dire che i nostri, nella fase di songwriting, hanno ascoltato molto gli Iron Maiden del periodo d’oro, ovvero “Powerslave” e “Somewhere In Time” prendendo anche qualche riff di troppo. La produzione curata dagli stessi Gamma Ray è meravigliosa, perfetta e ben bilanciata, con una pulizia di suoni sbalorditiva. La copertina è coloratissima e presenta tutti gli elementi principali che erano nelle copertine dei precedenti CD. E via con le songs.
“Into The Storm” è una vera anthem, che ci riporta indietro ai migliori Gamma Ray e “From The Ashes” si basa su riff di chitarra molto epici di stampo maideniano, con una sezione ritmica schiacciasassi ed il lavoro di Hansen/Richter che culmina con degli impeccabili assoli di chitarra. Dopo l’intermezzo strumentale “Rising Again” esplode la tiratissima “To Mother Earth” e la mente ci riporta a “Man On A Mission”; questa è potenza allo stato puro, le chitarre sembrano letteralmente liquefarsi dalla velocità con cui suonano i riff. “Rain” è il primo pezzo scritto da Richter, dal taglio moderno con un chorus un po’ pazzo ma veramente azzeccato, però quello che colpisce di più sono gli accordi di chitarra in simbiosi con la batteria; il pezzo a metà si ferma per prendere respiro, per poi ripartire con gli assoli classicheggianti tipici delle composizioni di Richter, facendo uso anche di tapping, armonie e contrappunti. La parte cantata di “Leaving Hell” ricorda un po’ il modo di cantare che aveva Phil Lynott dei Thin Lizzy, con un coro che si stamperà nella vostra testa. Poi è la volta di “Empress” scritta da Zimmermann, mid-tempo roccioso con il tema delle chitarre preso in prestito dagli Accept di “Princess Of The Dawn”, con un coro bellissimo ed un intermezzo di chitarre acustiche che ci portano a dei meravigliosi assoli. Con la veloce “When The World”, i nostri rasentano un po’ il plagio, in quanto dentro ci sono ben due pezzi dei già citati Iron Maiden, ovvero “Flash Of The Blade” e “To Tame A Land”. Bellissimo però il break cadenzato con i cori operistici. A me piace pensarla piuttosto come un tributo. “Opportunity” scritta da Schlatchter è come un macigno in piena faccia, quanto è potente e cadenzata nel suo incedere, quanto è melodica nel chorus. Poi c’è un intermezzo basso e voce che ricorda “The Rime Of The Ancient Mariner” e poi partono gli assoli. “Real World” è il pezzo che più si avvicina all’idea di singolo, in quanto predominano la ritmica accattivante ed i cori ruffiani, con Kai che canta sopra basso e batteria. L’altra composizione di Henjo, “Hear Me Calling”, è caratterizzata da un drumming massacrante e da soli veloci e melodici di stampo anni ottanta. Il CD si chiude con “Insurrection”, brano di quasi dodici minuti che è il vero collegamento musicale e lirico al primo capitolo della storia. Epico, mistico, mastodontico, melodico, inizia lento e poi prende velocità, con molti cambi di tempo, la sua struttura mi ricorda “Rebellion In Dreamland”; già mi immagino questo pezzo dal vivo, con la parte del coro cantata dal pubblico: “Insurrection-God election /Heavy changes-disobey /Storm the spire-hearts on fire /Storm is coming on its way". Da brivido. Emozioni a non finire. Mi rimane da sottolineare che la macchina Gamma Ray funziona a meraviglia, tutti i meccanismi sono oliati alla perfezione e l’affiatamento dei tedeschi è ben evidente. “Land Of The Free II” rasenta la perfezione, i Gamma Ray hanno fatto davvero centro, e non ho alcun dubbio che i fans grideranno al capolavoro.
Brano migliore: "Insurrection".
Brano peggiore: nessuno.
VOTO: 9
(Smaz)