helstar - the king of hell

BAND: Helstar
TITOLO: The King Of Hell
ETICHETTA: AFM Records
ANNO: 2008
GENERE: heavy metal
NAZIONALITÀ: U.S.A.
DURATA: 50 minuti
CONTATTI: www.helstar.com

RECENSIONE:
Se con il precedente “Sins Of The Past”, una raccolta di vecchi brani reincisi per l’occasione dalla band americana riformatasi nella line-up originale di “Remnants Of War”, eccezione fatta per il batterista, avevano ridestato le vecchie glorie sopite da tempo, gli Helstar tornano con un nuovo CD che ha qualcosa di spettacolare. Già, spettacolare; “The King Of Hell” si presenta devastante fin dalla copertina, veramente eccezionale, che finalmente grida vendetta verso gli artworks dei trionfi degli anni ottanta, orripilanti e minimali, a contrasto con quanto di meraviglioso contenevano i solchi di quei vinili, “A Distant Thunder”, “Nosferatu” sono perle difficilmente raggiungibili per intensità emotiva, veri trademark di power metal americano, con riff di chitarra in perenne bilico tra power e thrash, che avevano come fulcro, oltre che il riffing potente dei due chitarristi, anche la caratteristica voce di James Rivera, che si presenta oggi con una voce forse un po’ meno acuta, ma potente e corposa. Insieme a James ritroviamo la coppia d’asce Larry Barragan e Rob Trevino, Jerry Abarca al basso e Russel DeLeon alla batteria, vero demonio delle pelli. Diciamo subito che questo “The King Of Hell” si presenta massiccio, granitico, molto thrash, un po’ meno tecnico dei capolavori sopraccitati, ma in grado di stupire l’ascoltatore. E quando “The King Of Hell” parte, introdotto da un coro femminile molto oscuro, seguito da chitarre taglienti e batteria furiosa e dagli acuti di Rivera, posso solo dire che finalmente gli Helstar sono tornati! Il secondo pezzo, "The Plague Called Man” inizia con un’armonia di chitarre, e poi parte spedita, come ormai ci hanno abituato gli Helstar, e devastanti sono gli assoli alternati di chitarra.”Tormentor”, che era già presente nella raccolta precedente in veste di bonus track, è una song molto cupa, incentrata su un killer riff di chitarra. Devastante è l’introduzione di “When Empire Falls”, dove chitarre e batteria si sfidano in un tempo impossibile. L’interpretazione di Rivera ha dell’incredibile e sicuramente questo è uno degli highlights del disco. L’attacco furioso di “Wicked Disposition” si tramuta in un mid-tempo, e poi dei cambiamenti di tempo ci portano fino agli assoli, ancora una volta di pregevole fattura. "Caress of The Dead” era l’altro inedito presente in “Sins Of The Past” ed ancora una volta protagoniste sono le chitarre che macinano riff a tutto spiano. Sinceramente era da molto tempo che non ascoltavo delle chitarre così imponenti. Ed ora allacciate le cinture di sicurezza, perché "Pain Will Be Thy Name" è come andare sulle montagne russe. Il pezzo rappresenta esattamente il genere thrash, specialmente quello suonato dai primi Testament, Exodus, Flotsam And Jetsam, e che assoli. Un arpeggio di chitarra acustica introduce "In My Darkness", brano che sembra farci prendere un po’ di fiato, dico sembra perché quando entrano le chitarre, il pezzo si trasforma in una bellissima power ballad dark, con un Rivera molto ispirato. I nove minuti di "Garden Of Temptation" chiudono il disco in maniera epica, trionfale, grazie al potente riff di chitarra; il pezzo presenta intricate armonie e melodie, sapientemente eseguite dai due axemen, e DeLeon si conferma un ottimo batterista, molto tecnico e veloce. Tra tutte le reunion che abbiamo potuto vedere negli ultimi anni, questa degli Helstar è forse quella che ha prodotto il miglior disco. Bow Down... To The King Of Hell. Brano Migliore: “When Empire Falls”. Brano Peggiore: nessuno.

VOTO: 9

(Smaz)