judas priest - nostradamus

BAND: Judas Priest
TITOLO: Nostradamus
ETICHETTA: Epic /Sony
ANNO: 2008
GENERE: heavy metal
NAZIONALITÀ: Inghilterra
DURATA: 102 minuti
CONTATTI: www.judaspriest.com

RECENSIONE:
Dopo ben 34 anni dalla prima release della band, “Rocka Rolla”, i Judas Priest continuano ancora a far parlare di se ed a dividere la critica. Dobbiamo dare atto, a questa grande band, che certo non le manca il coraggio, infatti le molte svolte stilistiche adoperate dal gruppo non sempre sono state accettate di buon grado, vedi “Point Of Entry”, “Turbo” e “Jugulator” al tempo del buon Ripper Owens, ed i nostri sono sempre stati costretti a ritornare sui loro passi rilasciando poi dischi formidabili; ed ora dopo la reunion del 2003 che aveva prodotto il buono “Angel Of Retribution”, i nostri decidono di scrivere una storia sulla figura del profeta Michel de Nostredame, noto come Nostradamus, il primo concept della loro carriera. Ma la sorpresa più grande è senz’altro la musica, infatti abbandonati i tempi furiosi dell’epoca painkilleriana, e i testi banalotti che hanno sempre accompagnato le varie uscite, ci troviamo davanti a chitarre acustiche, pianoforte, tastiere e grandi orchestrazioni che consentono a Rob Halford di offrire una delle migliori prestazioni di sempre, caratterizzata non da urli ed acuti in falsetto a cui eravamo abituati, ma a delle vere e proprie interpretazioni. Ed anche per quanto riguarda i testi, la band ha fatto passi da gigante, mischiando storia, fantasia ed introspezione. La coppia Downing/Tipton, che si occupa anche della produzione, forma una ritmica possente, e non mancano i duetti alternati sugli assoli e le armonie in contrappunto. Scott Travis è preciso e potente, ed il suo tocco è riconoscibile come sempre. Ma a stupire è Ian Hill al basso, che finalmente grazie ad una registrazione adeguata, esce alla grande, e la sua bravura ha dell’incredibile. Come dicevo all’inizio, i detrattori saranno i fans irriducibili, che storceranno il naso già al primo ascolto, non trovando i soliti riff granitici e tirati, il drumming forsennato di Travis e la sirena di Rob, che contraddistinguono la band, ma invece lasciatemi dire che i Judas hanno creato un capolavoro, sia a livello di testi, che musicale, ed i 105 minuti di musica trascorrono veloci, coinvolgendo ed appassionando l’ascoltatore, che grazie a delle introduzioni tra i vari brani, molto omogenei tra loro, sembra di sentire un unico brano. I pezzi sono molto epici, ed in alcuni si respira aria sabbathiana, come la potente e doom “Death”, oppure come non rimanere ammaliati dall’intro di “Revelations”, brano che si rivelerà molto sinfonico negli assoli. Nella classicheggiante “Pestilence And Plague” siamo omaggiati dal ritornello cantato in Italiano, che fa subito presa nella nostra testa. “War” è strabiliante nel suo incedere potente e maestoso grazie anche alle enormi orchestrazioni. Da brividi è l’acustica “Lost Love” con quelle note di piano che ipnotizzano e Rob ispirato come non mai. Grandissima la prova di Rob in “Exiled”, brano con cori maestosi e grandi orchestrazioni, brividi a non finire. In “Alone” i Judas continuano ancora a stupire, proponendo un pezzo epico dalla marcata vena acustica e melodica, dove Rob offre la sua migliore interpretazione di sempre, da standing ovation. La title track “Nostradamus” è un classico pezzo alla Judas Priest, con doppia cassa, grandi assoli e grande chorus, e parte in modo operistico e drammatico, mentre la magnifica “Future Of Mankind” chiude questa meravigliosa opera, e lo fa nel modo più epico e sinfonico possibile. Amate come me il coraggio di questa grande band, che certo non si riposa sugli allori e ci regala qualcosa di diverso, inimmaginabile, per certi versi difficile e mastodontico, ma ascolto dopo ascolto, la musica fluirà scorrevole e tutto vi sarà più chiaro. Capolavoro assoluto. “Nella tentazione / Cercando la gloria / Il prezzo da pagare / E' la caduta dell'uomo”

VOTO: 10

(Smaz)