martiria - the age of the return

BAND: Martiria
TITOLO: The Age of the Return
ETICHETTA: Underground Symphony
ANNO: 2005
GENERE: epic /doom /prog metal
NAZIONALITÀ: Italia
DURATA: 63 minuti
CONTATTI: www.martiria.com

RECENSIONE:
Ambiziosa opera questa dei connazionali Martiria, a cominciare dalla bellissima scelta di copertina, “San Michele e il Diavolo” di Raffaello. Una scelta che, per magnificenza, grazia, solennità, potenza e, non ultima, spiritualità, descrive perfettamente ciò che andremo ad ascoltare una volta poggiato il dischetto sul nostro lettore. Innanzitutto un concept album; e se la Bibbia è anche chiamata il Libro dei Libri, questo altro non può essere che il Concept dei Concept, basandosi sulla vita di Gesù Cristo. Scelta lodevole e inusuale, che da subito stimola in me una genuina simpatia per la band romana, coraggiosamente indifferente ai soliti clichè del mercato attuale. Musicalmente i Martiria potrebbero rientrare nel calderone del cosiddetto epic metal fortemente influenzato da spunti doom, ma tale etichetta risulterebbe oltre modo riduttiva per il livello di complessità e profondità sviluppato dalle note contenute in “The Age of the Reurn”. E’ vero che i Martiria non possono essere definiti come appartenente al filone cosiddetto progressive metal (né inteso alla Ayreon, né inteso alla Symphony X, e neppure alla Dream Theater, tutti nomi inconciliabili con i Martiria); ma la forma mentis del combo in qualche modo è assimilabile all’attitudine “progressive”, per la lunghezza dei brani, per la loro articolazione e diversificazione interna e per l’ariosità del fraseggio e delle composizioni. L’album nel suo complesso presenta molte sfaccettature, non si affida a melodie pronte o troppo facili; non ci sono tastiere a condurre per mano sicura l’ascoltatore distratto. I primi passi muovono da Warlord, Omen e Black Sabbath post Ozzy (periodo Tony Martin), ma la personalità dei Martiria se ne appropria e cresce a dismisura con il succedersi delle tracks in scaletta. Una vera e propria sezione di bassi, tenori contralti e soprani coadiuva il gruppo nei momenti più lirici e magniloquenti, oltre ad ospiti vocali specifici a cui sono affidati ruoli di una certa delicatezza (come la Maddalena e Pietro). “Una opera solenne, con momenti dark, power e doom, e inserti acustici e melancolici”; così sul loro sito la band romana definisce il nuovo album (seguito di “The Eternal Soul” del 2004) e non posso che condividere tale definizione. L’intero concept è opera di Andy Menario (chitarre e tastiere) mentre il vocalist, favoloso narratore della gloriosa Storia delle Storie, è proprio un ex Warlord, Rick Anderson. Splendido l’artwork dell’ennesimo prodotto targato Underground Symphony, label d’eccezione.

VOTO: 7,5

(Psychotron)