powers court - the red mist of endenmore
BAND: Powers Court
TITOLO: The Red Mist Of Endenmore
ETICHETTA: Dragonheart Records
ANNO: 2008
GENERE: epic /heavy metal
NAZIONALITÀ: U.S.A.
DURATA: 43 minuti
CONTATTI: www.myspace.com/powerscourt
RECENSIONE:
Tanti, troppi anni sono passati tra "Nine Kinds Of Hell" (2001) e il nuovo "The Red Mist Of Endenmore", ma c'è una ragione; la leader della band, Danie Powers, ha vissuto infiniti travagli personali, tanto da pensare che la fortuna - semmai esista - si sia davvero accanita contro di lei ed i suoi cari. Dopo diversi lutti, malattie inabilitanti ed incidenti succedutisi nell'arco di pochi anni, Danie ha avuto la forza e la tenacia di non perdersi d'animo e regalare al proprio pubblico un nuovo album dei Powers Court. Ad eccezione del batterista Mike Evans (sostituito da Daniel Nydick) la formazione rimane la stessa di 7 anni fa; l'epic dark sound che ha reso "N.K.O.H." un piccolo capolavoro non si smentisce, mentre invece la produzione si è fatta più aggressiva, sporca e thrashy. "Red Mist..." è un concept album basato su di un amore ossessivo e violento di un potente signorotto territoriale per la figlia di un capo villaggio; rabbia, sangue e magia nera costituiscono la cornice ideale affinché il metallo oscuro di Danie Powers possa mietere migliaia di vittime inermi. Dopo una breve intro ("Ab Initio") si parte con "The Prophecy", una traccia nella quale la sezione ritmica è un martello imbrigliato da colla viscosissima e la chitarra di Danie sorregge linee vocali che sembrano provenire dalle tenebre infernali. Che inizio, scaraventati ai confini del thrash metal! "Power Tapestry" è battezzata da sinistri arpeggi, infuocati dal sopraggiungere di un mid-tempo pesantemente guitar-oriented. Danie marcia salda e sicura sulle carcasse nemiche forte di un carisma d'acciao; le geometrie del pezzo presto si dilatano e si moltiplicano, demolendo i riferimenti dell'ascoltatore secondo le più tipiche aritmìe a cui i Powers Court ci hanno abituato. Cari fans dei Manilla Road iniziate a drizzare le antenne! Ed eccoci giunti a "A Somber Day", uno dei momenti migliori del platter, song potentissima, priva di un baricentro al quale appigliarsi, e per questo magnifica e vorticosa. Il riffing di Danie è esaltante, questa donna meriterrebbe un posto tra i benefattori dell'umanità per le endorfine che è in grado di scatenare al suo passaggio sulle corde elettrificate. "Darkness Calls" macina ferro chiodi e metallo, di certo Unabomber studiava sui dischi dei Powers Court. "The Tarot Reader" ha un chorus funereo che qualsiasi doom band strapperebbe volentieri dai solchi di questo album. La title-track è di una bellezza stratosferica, puro Powers Court sound. "There Once Was A Time" è una cavalcata epica attraverso gli orizzonti del tempo. Ottima anche la bonus track "Cold Day In Hell", tipica metal song impreziosita dai fraseggi sempre vincenti di Danie. In questo disco come in pochi altri è possibile davvero avvertire la lezione di Mark Shelton metabolizzata a dovere. Mercyful Fate e Manilla Road rimangono i capisaldi del metal dei Powers Court. Un grandissimo ritorno!
VOTO: 8,5
(Psychotron)