sepultura - a-lex
BAND: Sepultura
TITOLO: A-Lex
ETICHETTA: SPV /Steamhammer
ANNO: 2009
GENERE: thrash /metalcore /crossover
NAZIONALITÀ: Brasile
DURATA: 54 minuti
CONTATTI: sepultura.uol.com.br/v6/
RECENSIONE:
Li ho amati incommensurabilmente nel periodo compreso tra "Schizophrenia" (1987) e "Arise" (1991) . Ho rispettato la loro scelta con "Chaos A.D." (1993) e "Roots" (1996) di diventare altro, pur non digerendo affato il nuovo sound. Li ho abbandonati al proprio destino a partire da "Against" (1998). Inoltre "A-Lex" (divertissment linguistico che richiama l'assenza di legge nonché il nome del protagonista di "Arancia Meccanica") è il primo album senza i Cavalera Bros, nel frattempo ritrovatisi nei Cavalera Conspiracy, giustappunto. Si fa fatica a chiamare (ancora) questa band Sepultura, e personalmente faccio ancora più fatica a trovare la voglia di ascoltare un loro platter. Più di quindici milioni di dischi venduti in carriera, precursori di tribalismi e grooves nu-metallici vari, sdoganatori della scena brasiliana nel mondo, 10 studio album in quasi 5 lustri di esistenza, tanta politicizzazione. Bene cari fans, adesso avete per le mani un nuovo platter dei carioca, composto "a tempo di record", in pratica una "jam session di tre mesi in presa diretta", idee sfornate, cotte e cucinate senza tanti sofismi. I Sepultura parlano di "A-Lex" come di una loro "pietra miliare". Derrick Greene è per me molesto quanto uno sciame di assetate zanzare tigre in piena estate, ed il corso sempre più crossover, hardcore e metalcore del sound dei brasiliani mi nausea non poco. Ad essere sincero questo "A-Lex" non mi pare comunque peggiore dei vari "Roorback" (2003) e "Dante XXI" (2006), anzi, forse mette in fila qualcosa di appena appena più decente. Abbiamo di fronte un disco thrash /metalcore che cerca disperatamente rifugio in un concept letterario, nella speranza di inserire così qualche minimo elemento di originalità e novità in un genere musicale che non fa esattamente del rinnovamente una costante del proprio essere. I momenti di noia si sprecano, il songwriting è poco più che trascurabile. Rimpiangere "Beneath The Remains" diventa quasi un esercizio di stile fine a sé stesso ma, rispetto a quelle rovine, qui ci sono solo macerie.
VOTO: 5
(Psychotron)