sirenia – the 13th floor

BAND: Sirenia
TITOLO: The 13th Floor
ETICHETTA: Nuclear Blast
ANNO: 2009
GENERE: gothic metal
NAZIONALITÀ: Norvegia
DURATA: 42 minuti
CONTATTI: www.sirenia.no

RECENSIONE:
Non prendetemi per matto, ma ho cercato in tutti i modi di non farmi piacere questo album! Perché? Direte voi. Mah, forse perché mi sento un po’ fuori luogo a parlare di un disco che sta ricevendo un sacco di stroncature da tutte le parti. Boh!! A me questo disco piace. Certo è musica già sentita, ma perché, gli altri del genere fanno cose diverse? E poi Morten Veland è stato sicuramente uno dei precursori con i suoi Tristania, e quindi non vedo il perché di tutto questo accanimento. Forse sarà per la svolta più commerciale che i Sirenia hanno intrapreso con il precedente “Nine Destinies And A Dawnfall”, che ha registrato delle buone vendite, e quindi il gruppo non è più di nicchia, forse perché Morten non riesce a tenere la stessa formazione per più di due CD, o forse perché su una discografia che contiene quattro lavori, ci sono tre cantanti diverse? Partiamo proprio dalla nuova singer, tale Pilar Gimenez Garcia, in arte “Ailyn”, dolce gradevole, mai fuori luogo, con l’approccio vocale simile a Sharon Den Adel, non fa certo rimpiangere le precedenti cantanti, e si adatta alla perfezione alle songs scritte da Morten, prima del suo arrivo. Il disco parte forte, e non a caso “The Path To Decay” è stata scelta come primo singolo; il brano è molto d’impatto e sinfonico, anche se devo dire che nel disco ci sono altri momenti più melodici e commerciali, che sarebbero arrivati più facilmente al pubblico, ma è da apprezzare invece questa scelta. Infatti subito dopo “Lost In Life” sorprende già con le sue note di pianoforte, ed il pezzo è di una melodia dalla bellezza disarmante. Ma ecco invece maestosa, epica e sinfonica “The Mind Maelstrom”, con quei cori e violini che fanno rabbrividire, seguita dalla soave “The Seventh Summer”, molto Nightwish nei suoi arrangiamenti. “Beyond Life's Scenery” inizia con un bel riff massiccio di chitarre, e poi cori operistici supportano il cantato di Ailyn, mentre “The Lucid Door” si colloca nella sfera delle orecchiabili. Discorso a parte merita invece “Led Astray”, curata nei suoi arrangiamenti molto sinfonici, con il piano che sorregge l’intero chorus, che dopo il break operistico, mostra tutto il suo splendore. Con “Winterborn 77” si fanno ancora sentire gli arrangiamenti orchestrali, che come avrete capito è la caratteristica predominante dell’album. Chiude “Sirens Of The Seven Seas”, pezzo diverso da quanto ascoltato fino ad ora, e ci troviamo davanti Morten che abbandona il suo growl per una voce pulita veramente trascinante, sorretto da dosi massicce di hammond e violini. Ecco, questo è “The 13th Floor”, un buon album, non trascendentale, ma gradevole.
Brano Migliore: “The Mind Maelstrom”. Brano Peggiore: nessuno.

VOTO: 7,5

(Smaz)