vision divine – 9 degrees west of the moon

BAND: Vision Divine
TITOLO: 9 Degrees West Of The Moon
ETICHETTA: Frontiers Records
ANNO: 2009
GENERE: progressive melodic metal
NAZIONALITÀ: Italia
DURATA: 59 minuti
CONTATTI: www.visiondivine.com

RECENSIONE:
Questo nuovo lavoro dei Vision Divine era attesissimo, e carico di aspettative, sia da parte dei fans, che da parte degli addetti ai lavori, ma anche dal gruppo stesso, visto che considera questo “9 Degrees West Of The Moon” come l’album della consacrazione. La novità, che poi non è una vera novità, di questo disco è che vede il ritorno di Fabio Lione alla voce al posto di Michele Luppi, e che di sicuro farà discutere non molto. Partiamo subito nel dire che il disco è piacevole, e che rimarca tutte le peculiarità che i Vision Divine hanno saputo costruire durante gli anni, e che Fabio Lione fa davvero un buon lavoro dietro il microfono, però secondo me l’assenza di Luppi si fa sentire, e non poco. Vi ricordate con che piglio Michele prendeva le redini del gruppo in quel “Stream Of Consciousness”, che sarebbe poi diventato fondamentale per la crescita e notorietà del gruppo di Thorsen, passando attraverso “The Perfect Machine” e “The 25th Hour” veri capolavori di progressive metal melodico. Il songwriting di Olaf è sempre degno di nota, ed anche in questo disco si fa apprezzare, cucendo trame e melodie su misura per Lione, che si adatta perfettamente nel nuovo ruolo, senza mai abbandonare il modulato che l’ha reso famoso, ed anche la band è in forma smagliante, a partire da Cristiano Bertocchi al basso vera colonna portante della musica dei Labyrinth prima e dei Vision Divine ora, grazie anche alla perfetta produzione curata ancora una volta da Timo Tolkki. Naturalmente segno distintivo rimane la chitarra di Thorsen, accompagnato ancora da Federico Puleri, mentre il tocco progressive è dato rispettivamente da Alessio Lucatti alle tastiere (sentite la title track e ditemi se non vi viene in mente la vecchia PFM) e da Alessandro Bissa alla batteria. Si parte alla grande con “Letter To My Child Never Born” e l’attesa di sentire intonare le prime note da parte di Lione è spasmodica, ma poi eccolo, sicuro e deciso, e devo constatare che la sua prestazione è eccellente, ricca di sfumature. Il pezzo, che dura quasi nove minuti, ha un break melodico dove tutto si ferma e le armonie regnano sovrane, prima di partire con gli assoli chitarra/tastiera/chitarra/tastiera, molto ben eseguiti. Con la seguente “Violet Loneliness” rimango spiazzato dalla bellissima, semplice, melodia che esce fuori dalle note di questo pezzo, e Lione ce la mette tutta ad interpretare dolcemente questo pezzo, senza però riuscirci in pieno, traballando un po’ nel paragone con Luppi, vero mostro di bravura in questo tipo di cantato. Decisamente e maledettamente meglio le cose per Fabio vanno con “Fading Shadow” brano dal taglio molto heavy, con Cristiano padrone assoluto della scena. “Angel In Disguise” è una bella ballad molto sinfonica, mentre al primo impatto spiazza un po’ “The Killing Speed Of Time” per il modo di cantare di Fabio, molto brutale su una base tiratissima, per poi riappropriarsi della melodia nel chorus di forte impatto. Ma ecco che con “The Streets Of Laudomia” i nostri ci fanno sognare con una canzone Vision Divine al 100%, vero anthem di metal melodico, dove la melodia la fa da padrone, e lo stesso discorso vale per la successiva “Fly”. “Out In Open Space” invece è un ottimo esempio di puro AOR, cristallino ed energico. La title track è il brano più intimo ed introspettivo dell’album, con le tastiere e pianoforte bene in evidenza, mentre a sorpresa chiude la cover dei Judas Priest “Touch Of Evil”, eseguita in fotocopia all’originale, con un sorprendente Lione veramente all’altezza. Allora, bel disco, buone melodie, quasi riuscito in pieno, molto gradevole all’ascolto, ma il fantasma di Luppi incombe e ti aspetti di sentirlo da un momento all’altro. Brano Migliore: “The Streets Of Laudomia”. Brano Peggiore: nessuno.

VOTO: 8

(Smaz)