gates of winter – lux aeterna

BAND: Gates Of Winter
TITOLO: Lux Aeterna
ETICHETTA: Autoprodotto
ANNO: 2008
GENERE: progressive /symphonic metal
NAZIONALITÀ: Canada
DURATA: 49 minuti
CONTATTI: www.gatesofwinter.com

RECENSIONE:
Ormai MySpace per me è diventato un vero e proprio database musicale, dove posso accedere ed incontrare molte bands, per lo più underground, ed ascoltare cosa propongono musicalmente. Devo dire che il panorama progressive underground è molto fervido, e difficilmente il mio palato è rimasto indifferente a tanta bontà, e cito ad esempio i Sacrum, gli Stamina, i Pathosray e non ultimi i Suspyre; ora è la volta dei giovanissimi canadesi Gates Of Winter, che con il loro debut album dal titolo altisonante “Lux Aeterna” autoprodotto e venduto tramite internet, mettono a segno un colpo da non passare inosservato. I canadesi suonano dell’ottimo prog metal con influenze sinfoniche alla Kamelot, non trascurando di inserire anche atmosfere care agli Opeth, grazie anche alla splendida performance di Lee Maines che alterna la sua voce pulita, profonda, ispirata ed evocativa, a momenti intensi dove il growl è protagonista. Le chitarre ad opera di Bryan Belleau e dello stesso Maines, pennellano ottimi affreschi, e gli assoli sono sempre molto ispirati. Le tastiere di Brian Holmes sono il fulcro della loro musica, in quanto tutto parte dal maestoso tappeto sonoro che si sprigiona dai tasti, e molto lodevole è anche l’uso che viene fatto del pianoforte. Il bassista Steven Furgiuele è un mostro di bravura, e molto particolare è anche il suono che esce dal suo amplificatore. Per quanto riguarda il lavoro del batterista, nelle note di copertina è accreditato a Jon Harvey, ma siccome la band attualmente non ha un batterista, ed a volte il suono molto triggherato risulta abbastanza finto, mi astengo dal commentare la sua prova. Gli arrangiamenti sono ottimi, e passare da delle aperture ariose prettamente progressive alla dinamicità dei passaggi al limite del death metal, è veramente un attimo, ed il tutto viene eseguito senza nemmeno una sbavatura; in alcuni passaggi addirittura sembra di sentire le melodie dei Maiden lette in chiave gotica. “Life Force Rapture” apre le danze e subito impressiona la qualità del suono cristallino, poi l’attenzione si riversa sul pezzo, un crescendo di emozioni bene interpretate dalla voce di Lee Maines, molto evocativa ed incisiva. Il pezzo scorre su un ritmo calmo, melodico, gotico, dalla straziante malinconia, per poi vivacizzarsi sul finale prima dell’ultimo coro. Ottimo il lavoro del bassista. Segue l’epica composizione divisa in tre movimenti, “Burning Kingdom”, e la prima parte “I: A Dark Affliction” parte veloce con dei graffianti riff di chitarra, e vede Lee alternarsi alla voce con la melodiosa Jody Lynn Bedard. Notevole è la parte strumentale molto heavy con la chitarra di Belleau in evidenza. La seconda parte “II: Heavenly Insurgence” è invece molto melodica e viene introdotta da una parte acustica dove chitarra e basso sono in evidenza, ma dopo l’assolo di chitarra, la doppia cassa fa cambiare il ritmo della song, diventando molto heavy, con orchestrazioni e linea vocale vicine ai Kamelot. Dopo un break si riparte con un grandissimo assolo di chitarra molto melodico ed ispirato a cui ne segue uno alternato fra tastiera e chitarra. L’ultima parte “III: Lux Aeterna” è uno strumentale dove le orchestrazioni la fanno da padrone, sapientemente miscelate con gli assoli di chitarra. Un impressionante arpeggio di chitarra acustica introduce la ballad “The Wildwood Pariah”, song molto eterea, evanescente, dal cantato quasi sussurrato, mentre il ritmo si alza con “Winter Flight” brano molto power oriented, caratterizzato da un formidabile assolo di tastiera sopra un treno di doppia cassa. “Gates Of Winter” strumentale prog maestoso, è una perfetta vetrina per le doti dei giovani ragazzi, Steven Furgiuele al basso su tutti; imponenti anche le orchestrazioni create dalle tastiere.”From the Flesh” è un buon pezzo dall’attacco molto heavy, e ricco di cambi di tempo, mentre la conclusiva “Omega” che ha un eccellente introduzione con le tastiere e pianoforte, alterna voci pulite a quelle growl, e la chitarra solista conferisce al pezzo quella giusta dose di drammaticità che esalta la bellezza di questo pezzo. Questi ragazzi canadesi, la cui età media si aggira intorno ai venti anni, sono stati una vera sorpresa, soprattutto mi ha colpito la maturità con cui hanno affrontato il lavoro, dalla produzione, agli arrangiamenti mai banali. Da seguire negli sviluppi futuri. Brano Migliore: “Burning Kingdom”. Brano Peggiore: Nessuno.

VOTO: 8,5

(Smaz)