lether - il giardino delle nuvole
BAND : Lether
TITOLO: Il Giardino delle Nuvole
ETICHETTA: Autoprodotto
ANNO: 2006
GENERE: Rock Melodico
NAZIONALITÀ: Italia
DURATA: 33 minuti circa
CONTATTI: http://spaces.msn.com/members/havensoul/
RECENSIONE:
Ricordate Giulio e Salvo, ossia due terzi degli Haven,
interessante realtà musicale siciliana che abbiamo già avuto
il piacere di ospitare qualche tempo fa su queste pagine?
Bene, questi ragazzi stanno davvero facendo onore alla loro passione per
la musica, eccoli adesso all'opera, assieme alla cantante Enza Arceri,
in questa nuova avventura in un campo assai diverso da quello in cui li
avevamo lasciati.
I Lether (nome nato dall'unione delle parole Ether e Lete) sono infatti
una band dedita ad un più classico rock all'italiana, melodico
ed energico al tempo stesso, cantato nella nostra lingua e dai testi molto
elaborati. Non siamo troppo distanti da gruppi come i Verdena, per capirci,
visto che i nostri non disdegnano ogni tanto qualche interessante sperimentazione
sonora.
Il background metal di Giulio (polistrumentista come sempre, lascia a
Salvo le tastiere e la voce femminile -inevitabilmente- ad Enza) ritorna
spesso a galla nelle parti di chitarra, vedi ad esempio "Io non sono
io", che si apre con dei bei riff heavy, o "Canzone di Carta",
dove compaiono anche passaggi stile Katatonia, che si sposano molto bene
con il "mood" del disco, a tratti drammatico e malinconico.
Ottime come sempre le tastiere di Salvo, sia quando si comportano da piano
sia quando invece producono suoni più atmosferici; strumentalmente
possiamo dire che questo "Il giardino delle nuvole" è
davvero ben fatto e non privo di una certa originalità.
I problemi a mio avviso nascono per le parti vocali, non tanto per demerito
dei cantanti (Enza è indiscutibilmente dotata, e Giulio nonostante
tutto si difende), quanto per la condizione di subordinazione che queste
sembrano soffrire nei confronti dei testi. Evidente è la volontà
di comporre qualcosa di artisticamente consistente da parte dei Lether,
ma non sempre le linee vocali sono efficaci, si ha la sensazione che si
sia dato più più peso alla composizione delle liriche (belle
e ricercate, comunicano efficacemente il senso di disagio interiore che
i Lether vogliono esprimere) che non alla loro integrazione con la musica,
e alla lunga questo fa perdere qualche punto al lavoro. Va benissimo scrivere
dei testi molto poetici, specialmente in questo genere di musica, ma il
mio consiglio è quello di badare un po' di più alla musicalità
di questi, sacrificando magari qualche espressione elegante su carta in
favore di frasi più "banali" ma gradevoli all'udito.
Complessivamente però il lavoro non è affatto male, e sono
sicuro che continuando così Giulio e Salvo riusciranno a togliersi
qualche soddisfazione anche con i Lether... attendiamo fiduciosi nuovi
sviluppi!
VOTO: 6.5
(Silentwater)