sleep of thetis – thin limits
BAND: Sleep Of Thetis
TITOLO: Thin Limits
ETICHETTA: autoproduzione
ANNO: 2006
GENERE: gothic /modern sounds /rock
NAZIONALITÀ: Italia
DURATA: 55 minuti c.a.
CONTATTI: www.sleepofthetis.com
RECENSIONE:
Che bellezza scoprire che esistono band del genere nel circuito underground italiano, band che scrivono ottima musica, la (auto)producono ancora meglio e la impacchettano in un digipack di grandissima eleganza e sobrietà, senza l’apporto di alcuna label alle spalle. La base degli Sleep Of Thetis è Milano, e da lì l’allora quartetto chiamato Outrage (1994) muove i suoi primi passi attraverso implementazioni e avvicendamenti nella line-up, fino al profilo attuale, con Silvia Viglione e Martina Monferrini rispettivamente alle vocals e alle keyboards, Antonio Magrini alla chitarra, Stefano Cerri alla batteria, e Nicola Cozzi al basso e male vocalist. Quattro demo dal 1998 al 2002 e tantissima gavetta in giro per palcoscenici, fino all’approdo a questo primo full-lenght intitolato “Thin Limits” (2006). I ragazzi descrivono la propria musica come un connubio di più influenze ed elementi dal forte impatto groove; un impasto vario ed articolato capace di garantire tanto la qualità esecutiva quanto la resa atmosferica. Sconcertante pensare che una band del genere non goda ancora di un contratto coi fiocchi, a fronte di tanti altri artistucoli già ritratti su qualche approssimativa copertina di qualche altrettanto approssimativo magazine italiano .... Le songs di “Thin Limits” in effetti non sono di facilissima ed immediata catalogazione; superficialmente si potrebbe parlare di rimandi al filone Lacuna Coil ma sarebbe assai riduttivo per la raffinatissima ricerca sonora degli Sleep Of Thetis. Per altro ciò risulta vero solo per una manciata di tracce presenti sull’album (“From Heaven”, “Best For Me”, “Shelter”). Ed anche in tal caso i Thetis arricchiscono le proprie partiture con un serrato guitar working davvero convincente ed efficace, e con un gradevole e frizzante uso delle keyboards, utilissime nel diversificare e rendere dinamica la struttura portante dei brani. Bellissimo in particolare il chorus di “Best For Me”. Quasi chitarre “nu metal” quelle di “My Worst Enemy”, stemperate dal cantato di Silvia, una sorta di novella Kate Bush. Un plauso particolare a mio parere va propria a Silvia, che interpreta le canzoni e non si limita a “cantarle”, peculiarità che sfugge a molti/e singer di oggidì. “Learning”, “Back Again” e “Roles” sono esempi di quanto la band possa liberamente spaziare tra paesaggi e suggestioni diverse, con leggerezza e vaporosità, grazie ad accattivanti ritmi trip-hop /jazz ed a note di pianoforte che ti accolgono e ti abbracciano con calore. Con “Flesh And Bones” viene anche pagato un graditissimo tributo ai Saigon Kick (“Devil In The Details”, 1995), affini almeno per eclettismo agli Sleep Of Thetis. A fine ascolto rimango semplicemente col desiderio di poter vedere il gruppo dal vivo al più presto.
VOTO: 8
(Psychotron)