Badia Rocks!
- 16.07.05 st. leonhard /gadertal (Val badia) -
REPORT:
Immerso nella splendida cornice delle suggestive montagne dolomitiche, g iunge all'ottava edizione l'open air festival della Val Badia, presentandoci quest'anno una bill davvero sbalorditiva, suddivisa in due giornate. In data 15.07.05 (giornata alla quale non ero presente) tra stands di birra, cibarie tipiche locali, cd e magliette, la scaletta tra i suoi nomi forti prevedeva i romani CENTURION, i CLAIRVOYANTS (per quei pochi che ancor lo ignorassero, una cover band maideniana, anzi - LA - cover band della Vergine di Ferro) capitanati stavolta addirittura da Mr. BLAZE BAYLEY, e i tedesconi hard rockers AXXIS.
Il giorno successivo (c'ero, eccome!) le danze si sono aperte intorno alle ore 13:30 circa con i PHAITH, giovane band proveniente dalla vicina Cortina. Strumenti in spalla, oltremodo puniti da una calura notevole, i ragazzi hanno fatto del loro meglio, offrendo ai presenti un power metal solido, anche se abbastanza dozzinale e prevedibile.
Proseguono gli PSYCHOS, simpatico quartetto dedito alla rivisitazione del sano ed incontaminato rock ‘n' roll dei sixties, con citazioni ed influenze provenienti dai vari Elvis, Jerry Lee Lewis, Rolling Stones, Ramones, Creedence Clearwater e AC/DC. Poche pretese, molto divertimento.
A sorpresa è il turno dei NAMELESS CRIME, thrash band partenopea dall'altissimo potenziale, che avrebbe meritato un posto ben più alto nella turnazione della giornata. In ogni caso con il loro show si sale finalmente di livello; la band è sicura, rodata potente. Ottimi brani, tecnica individuale invidiabile, dinamismo del songwriting. Thrash metal come si suonava nella Bay Area un decennio fa circa, tra Overkill ...(lo so, sono di New York), D.A.M., Testament, Forbidden, e passaggi strumentali mirabilmente lunghi e complessi.
La folla ancora tende a preferire würtsel e birra al palco; sono circa le 15:00 e benché il meteo si presenti come variabile, tra sole e nuvole, la temperatura non scherza e i metalhead presenti scarseggiano in pista. Il cantate dei NAMELESS CRIME sottolinea ironicamente la situazione, ma tale è il suo sforzo di risultare simpatico a tutti i costi che la band rischia seriamente di rimanere penalizzata ottenendo l'esito opposto. Comunque bravi!
Qualche goccia di pioggia si affaccia durante lo show degli OUTCRY, death metal dal Trentino. Che il tempo abbia capito tutto? Già, infatti gli OUTCRY hanno riscosso assai poco le mie simpatie e soprattutto a mala pena hanno destato il mio interesse; brani banali e francamente indigeribili. Un cantato ai limiti del tollerabile, incerto sia in ambito growl sia quando si avventura su lidi melodici; una base strumentale tecnicamente sufficiente ma alla ricerca disperata di creatività. In ogni caso apprezzati qua e là da alcuni dei presenti in t-shirt dei Fear Factory, Six Feet Under e compagnia cantante black metal.
Prima defezione: nessuna traccia dei previsti 10 FOLDS B-LOW.
Salgono quindi sul palco intorno alle 17:30 circa gli elvetici SYBREED, nu-metal di cui si avvertiva proprio il bisogno... Descritti come un incrocio di Meshuggah, Placebo, Fear Factory e Nine Inch Nails, non mi ricordano una di queste bands nemmeno per sbaglio. Probabilmente validi nel loro genere, ma decisamente ostici per il sottoscritto, con il cantante urlatore in grado di farsi avvertire in tutte le vallate circostanti, ed una decisa avversione per la melodia in ogni sua forma. Riffoni stoppati, look hardcore da periferia americana, batteria a tutto crash, movenze pachidermiche.
Seconda defezione: nessuna notizia dei defender hell-vetici CRYSTAL BALL (che con i SYBREED ci sarebbero stati come il cavolo a merenda, una miscela imperdibile!)
L'urto causatomi dalla prova appena (s)offerta dai SYBREED mi spinge alla ricerca del conforto di liquidi e cibarie e così, mentre mi avventuro sotto l'apposito ed affollato tendone delle leccornie tirolesi, sale sul palco un altra band, di cui colpevolmente mi sono perso il nome, ma che riveste il ruolo di sostituire gli assenti CRYSTAL BALL. Dediti ad una sorta di metal estremo pendente ora verso l'alternative ora verso il black metal, i ragazzi dipanano la propria musica abbastanza sicuri, con il cantante in doppia veste di voce melodica e screaming. Alcuni passaggi sono interessanti e certamente la band (di patria italica) sa il fatto suo, anche se il genere proposto non me la fa apprezzare a pieno. Unico riferimento possibile, l'età anagrafica molto bassa dei componenti e una maglietta dei Tool addosso ad uno dei membri (chitarrista o bassista?). Mi scuso per l'incompletezza di tali informazioni.
Si avvicina l'ora dei “vips”, ed io comincio a non stare più nella pelle; si stanno per realizzare ben tre sogni in una sola volta per il sottoscritto. Per quanto possiate non crederci, se mi avessero chiesto di elencare tre bands in concerto che avrei voluto vedere più di qualsiasi altra, avrei esattamente fornito il trittico che mi aspettava al Badia Rocks di lì ad una manciata di minuti: LEAVES' EYES, ATROCITY e DORO!!!
L'attenzione del pubblico sale, consapevole che si inizia a fare sul serio, senza nulla togliere a chi fino a quel momento ha sputato sangue e sudore per spendere al meglio le proprie carte; ma basteranno solo poche note degli artisti previsti per spazzare via qualsiasi tentativo di infelice paragone! I minuti si dilatano per evidenti inconvenienti tecnici, mentre sul palco, nel gran via vai, si percepisce un discreto nervosismo.
Con un ritardo di circa 40 minuti sulla tabella di marcia, un (benedetto!) pollice alto dà finalmente il via alla baracca, e l'intro “oceanica” dei LEAVES' EYES annuncia ed accoglie la band (al secolo la sezione strumentale degli ATROCITY con Liv Kristine alla voce ed occasionali inserti growl di Alexander Krull). Ed è gothic metal a livelli regali! Maestosi, sublimi, intensi, evocativi! Il popolo di Badia sale sui drakkar di Scandinavia e salpa alla volta della terra di Vinland. La band propone brani da tutte e tre le releases pubblicate: “Norwegian Lovesong”, “Tale of The Sea Maid”, “Ocean's Way”, “The Thorn”, “Temptation”, “Into Your Light”, “Elegy”, “Solemn Sea”, “Farewell Proud Man”, etc. Impressionante la resa sonora di ogni singola nota. Altra cosa che mi ha totalmente stupefatto è l'atteggiamento della band e la disponibilità di Liv Kristine verso i fans. La norvegese dai capelli d'oro ha letteralmente cantato ogni canzone con il sorriso sulle labbra ed una luce di gioia negli occhi, dispensando gesti d'affetto e premura per tutti i presenti, estasiati al suono angelico della sua voce e dalla sua altrettanto angelica presenza. Forse per la prima volta in assoluto ho potuto assistere ad un concerto metal che anziché tendere a generare sentimenti tesi, cupi, inquietanti ed orrorifici, ha palesemente voluto ricreare un clima di serenità, solarità, beatitudine ed armonia. Liv scambia anche qualche parola con il pubblico; dice di sentirsi come a casa in Norvegia nella cornice delle Dolomiti altoatesine, spera che il pubblico si diverta tanto quanto accade alla band, e ringrazia tutti al termine di una fantastica esibizione per la calorosa accoglienza ricevuta, non senza dedicare un ultimo saluto al proprio figlioletto, che la attende dai nonni Krull in Germania.
Ancora incredulo per tanta classe, femminilità, candore, eleganza e bellezza, tutte concentrate in circa un'oretta, e degne della più fragile e preziosa delle porcellane, cerco di riprendere fiato in attesa dello show degli Atrocity; pochi istanti e la inconfondibile colonna sonora di Conan il Barbaro funge da intro per l'esibizione dei cinque tedeschi (che per l'occasione si cambiano d'abito, per ancor più sottolineare l'eterogeneità delle due proposte musicali, passando da un sobrio elegante look da “jazzisti” ad un aspetto barbarico-futuribile simil-Dune), mentre la voce narrante decanta i tempi in cui gli oceani inghiottirono Atlantis. ..... Dopo di che, non ce n'è più per nessuno! “Reich of Phenomena” esplode in tutta la sua furia! Seguita a ruota da “Gods of Nations”. Dall'ultimo album la band propone anche “Enigma”, “Apocalypse”, e “Cold Black Days”, mentre dalla precedente discografia emergono “Seasons in Black”, “Blut” e le meravigliose cover “Shout” e “The Great Commandment”. Mostruosa la rendering delle canzoni on stage. Gli Atrocity sono tecnicamente ineccepibili riuscendo persino a superare le proprie prove in studio. Esperienza e professionalità non sono merce a buon mercato e i ragazzi lasciano tutti a bocca aperta in tal senso. Con una sicurezza inumana chitarre e sezione ritmica fanno il proprio lavoro, come se anziché devastare la Val Badia al suono di un furioso heavy metal stessero cogliendo margherite in giro per verdi praterelli. Grande carisma dell'istrionico Alex Krull, ma anche dei suoi compagni d'avventura, su tutti Thorsten Bauer (chitarra) e Chris Lukhaup (basso; pure il fretless!). Splendida prova di una band in stato di grazia. Peccato per il tempo risicato dell'esibizione, poco più di un'ora, dovuto ai vari ritardi accumulatisi durante la serata.
In fine giunge il momento della Metal Queen di sempre, nonché – scusate il brutale calo di obbiettività – della mia artista preferita, motivo principale per il quale mi sono sobbarcato circa 6 ore di viaggio all'andata ed altrettante al ritorno!
Una ventina circa di minuti dopo l'esibizione degli Atrocity, più o meno verso le 22:45, la band di Doro si posiziona sul palco, secondo una rodata coreografia, in attesa della vera star e prima donna della serata. Il drumming scandisce il crescere della eccitazione; le chitarre attaccano l'inizio di “I Rule The Ruins” e la biondissima e grintosissima Doro vola sul palco intonandone la prima strofa. E' il delirio ... il mio!!
A meno di un metro di distanza dal sottoscritto (saldamente avvinghiato alle transenne in prima fila, con t-shirt d'ordinanza di “Fight” addosso!) Doro, con i suoi occhi di puro ghiaccio sul pubblico, sciorina una dietro l'altra le sue songs in ordine sparso: “All We Are”, “East Meets West”, “Metal Tango”, “Für Immer”, “Love Me in Black”, “Burn It Up”, “Fight”, “Always Live to Win”, “Burning the Witches”, “True as Steel”, “Hellraiser”, “Earthshaker Rock”. Nonostante fossi in loco da oramai 12 ore, l'adrenalina non accenna a diminuire. “Zugabe!”, “Zugabe”, “Zugabe!” urla il popolo tirolese (in tedesco sta per “bis”) e per me tutta la notte sarebbe stata ancora troppo poco. Ma l'ingiustizia degli Dei decreta inappellabilmente anche la fine di questo (autentico) spettacolo ancor prima delle 00:30. La valchiria Doro saluta a suon di baci il suo pubblico, avendo dato l'ennesima prova della sua forza e del suo carisma, dopo oltre 20 anni di onorata carriera.
Forse unica pecca è stata la proposta dell'assolo di Johnny Dee (batteria); inutile oltre che ....inutile! Circa una dozzina di minuti che, se da una parte consente alla band di riprendere fiato (per un'oretta abbondante di concerto?!), dall'altra ruba in modo insensato del tempo ad almeno un altro paio di classici del repertorio della cantante di Düsseldorf.
Che serata! Che concerti! Doro! Doro! Doro!
(Psychotron)