DEATH SS – ENSOPH
- 10/12/2005 Anomalia Club ( Prato ) -
REPORT:
In una gelida sera invernale nella quale il mercurio implacabile sentenzia ben 3 gradi sopra lo zero ed una infida e maligna luna rossastra si cela dietro una poderosa coltre di nuvolaglie, eccomi ancora una volta varcare la soglia del fatidico Anomalia Club di Prato, programma della serata: Death SS + Ensoph.
Appena svoltato in via Dino Campana la nutrita folla all'entrata del club, diligentemente già in coda nonostante il tempo da lupi (....mannari, eh eh!), mi fa immediatamente capire quale sia stata la risposta del pubblico toscano all'ineludibile richiamo degli Heavy Demons più pericolosi in circolazione. E del resto come biasimarli ...?! Come al solito all'interno il locale ospita dei banchetti dove è possibile acquistare CD e T-Shirts; parte della scenografia dei Death SS è già in bella mostra, anche se davanti si para la strumentazione degli Ensoph. Tutta la tabella di marcia conosce circa 45 minuti di ritardo e finalmente, poco dopo le 23:00, proprio gli Ensoph raggiungono il palco tra la soddisfazione degli astanti. L'assetto è di quelli da combattimento; bardati con protezioni da hockey o rugby (insomma roba tosta!), muniti di allarmanti maschere antigas e visori militari, il gruppo inizia a scaldare il pubblico infreddolito dell'Anomalia. Confesso di avere scarsa dimestichezza con il repertorio della band, anche se aggiungo subito di contraltare di essere rimasto impressionato molto favorevolmente dalla loro breve esibizione. Il tempo di appena 7, 8 canzoni per dimostrare quanto il gruppo ci sappia fare. Evidente l'esperienza e la professionalità accumulate nonostante una discografia ancora giovane. Elettronica, black metal, gothic, una miscela di stampo avantgarde ultra potente; molteplici influenze (perfino qualcosa di più “modernista” alla Slipknot, Rammstein) per uno show sufficientemente teso e coinvolgente, anche grazie alle capacità persuasive dell'animalesco vocalist della band, una sorta di “Marilyn Manson meets Nosferatu” in salsa punk, dotato di grande aggressività ove necessario, ma anche di una notevole attenzione per delle melodie efficaci e tutt'altro che rozze.
Gli Ensoph piacciono e convincono anche se la trepidazione per il “manifestarsi” del Vampiro e dei suoi accoliti è palpabile. Guadagnata la pagnotta gli Ensoph smontano rapidamente la propria attrezzatura dal palco ma qualche noioso inconveniente tecnico rallenta ancora l'avvento del Male su noi poveri tapini. Intanto il club si è riempito e la sala del concerto strabuzza letteralmente persone in ogni dove. Perseguitato dal caldo asfissiante, stretto tra pachidermici metal kids e profumatissime regine della notte, neanche io riesco a credere che dopo quasi tre lustri (... ebbene si, correva l'anno 1992!) vedrò ancora una volta i leggendari Death SS esibirsi i in tutta la loro malvagità. Intanto tra il rumore della folla, silenziosi monaci portano sul palco i parafernalia d'ordinanza: candele e candelabro, un ossuto bastone culminante con un teschio dall'espressione demoniaca, ovvero il feticcio personale di Steve Sylvester, al quale è affidato il compito di detenere il microfono, drappi neri segnati da pentacoli e arcani simboli esoterici. Uno dopo l'altro gli strumentisti si dispongono on stage (tra questi anche lo storico Ross Lukather alla batteria, che poco, prima senza trucco, al bancone del bar avevo scambiato per Pino Scotto!) e immancabile la mefistofelica e messianica intro “Ave Satani” giunge ad annunciare la nera novella e con essa a scacciare ogni residua speranza di redenzione. Le gerarchie infernali accettano di lasciar andare Steve temporaneamente tra i mortali, l'ultima coltre oscura viene tolta e sulle grandiose note di “Chains Of Death” il Vampiro appare finalmente al pubblico, intonando la prima strofa seduto su di un possente trono gotico. Questa data fa parte dell' ”Horned God Of The Witches Tour”, ovvero la celebrazione della prima incarnazione del combo tosco-pesarese (recentemente è stato pubblicato anche un cd con il medesimo titolo, già appartenuto in passato ad un demotape, contenente le prime songs composte dai Death SS ad inizio carriera e divenute poi dei veri e propri classici ). La scaletta dunque è prevalentemente riferita ai primi anni di vita della band, una opportunità gradita tanto ai die hard fans quanto agli ultimi arrivati magari a digiuno dei gloriosi fasti addietro. Durante le quasi due ore di concerto i Death SS concedono in realtà anche spazio a materiale più recente, come estratti da “Do What Thou Wilt” e “Panic”, ma buona parte delle canzoni immortali che hanno santificato i nostri c'è tutta.
Molte le sorpresone riservate al pubblico (che ha mostrato indubbiamente di gradire!) grazie alle gustose trovate scenico /scenografiche del Teatro Sylvesteriano. Una performer inguainata nel lattice, seni al vento e calze a rete, si è esibita sul palco a sottolineare svariati momenti dello show; durante “Horrible Eyes” è comparsa portando al Vampiro il divinatorio leggio dal quale gli apocalittici passi della Bibbia, narranti della Bestia, sono stati solennemente proclamati al pubblico; nel corso di “Lilith”, accarezzata unicamente dalle proprie chiome corvine, sotto un sottile e lascivo velo nero ha danzato le nenie del suo signore e padrone Lucifero; sulle note di “Scarlet Woman”, completamente avvolta in un completo sadomaso /fetish, ha schioccato dispoticamente la sua frusta. “Let The Sabbath Begin”, “Black and Violet”, “Family Vault”, “Hi-Tech Jesus”, “Baphomet”, “Inquisitor”, vengono gettate in pasto alla platea senza pietà, ed il pubblico risponde entusiasticamente, venerando il proprio amatissimo gran maestro di cerimonie. Una intro tribale divulga le gesta del Barone Samedi, mentre Steve indossa un copricapo rituale e prende a sventolare un mucchio di teschi sulle prime file. E' la volta della bellissima “Terror”, nel mezzo della quale Steve dapprima benedice il pubblico con una immensa croce consegnatagli da uno dei suoi monaci, poi improvvisamente la accende di fuoco purificatore e torna spaventosamente a sfiorare i suoi discepoli fino a quando, giunti al termine dell'esibizione, dei misteriosi monatti assalgono il Vampiro portandolo via. Un'ovazione esagerata accoglie l'esecuzione di “Where Have You Gone?” (grande rivincita di Steve per un brano che inizialmente fu accolto non senza qualche risolino sferzante), song letteralmente devastante in sede live, cantata da centinaia di corde vocali all'unisono! Solo una “Cursed Mama” velocizzata fino al parossismo, e l'omissione di qualche altro caposaldo della ricca discografia del gruppo (vedi “Night Of The Witch”, “Profanation”, “Murder Angels”, “Black Mummy”, “Buried Alive”) segnano a mio giudizio un piccolo, minuscolo passo falso nel corso dell'esibizione, ma la serata è da Dio ( ... accidenti, che ho scritto!).
Ancora un bis regala momenti indimenticabili, giusto coronamento per tante braccia alzate e mani tese. Arrivano “Heavy Demons” e ovviamente “Vampire”, per la quale la erotica danzatrice torna ad affacciarsi sul palco sotto le mentite spoglie della consueta suora che cerca di esorcizzare il vampiro per finirne poi perversamente soggiogata e posseduta (di dubbio gusto il siparietto simil-Esorcista con la ragazza che fa conoscere le proprie parti basse al povero crocifisso rovesciato, mostrando cortesemente al pubblico il dito medio alzato oltre che l'estensione della propria lingua piercingata .... con la quale immagino stappa in un sol colpo le bottiglie di birra Moretti, mentre il ditino alzato serve da inzuppo per la schiuma rigogliosa!).
Il nuovo e più recente corso dei Death SS può aver lasciato perplesso qualcuno ma un loro spettacolo - questo spettacolo - no!!
(Psychotron)