DRAGONHEART FESTVAL

- 24/06/2007 Fucecchio (PI) -

Domine, White Skull, Thunderstorm

 

REPORT:
A Fucecchio nella cornice di un gigantesco campo sportivo riccamente addobbato di stands, banchetti, campetti di beach volley, pub, gastronomie, varie ed eventuali, ha avuto luogo il Dragonheart Festival, evento organizzato da un drappello di filantropi del metal. Ingresso a costo zero, entrata gratuita; e ditemi se già questo non vi dispone al meglio per godervi un bill composto da tre glorie italiche: Domine, White Skull e Thunderstorm.
Inizio previsto per le 22:00 ed è esattamente a quell’ora che, un po’ in sordina, i bergamaschi Thunderstorm si manifestano sul palco preceduti da una intro strumentale ultra doom! Giunti al quinto album in appena 7 anni i nostri si fanno alfieri del cosiddetto sound del Destino, sfoderando riffoni pieni e grondanti precetti spirituali ... a sud del Paradiso o a nord dell’Inferno, scegliete voi. Omar Roncalli al basso indossa una tunica talare, mentre Fabio “Thunder” Bellan è visibilmente coinvolto dalle trame tessute dal proprio strumento. Suono molto potente, grazie anche al lavoro svolto da Attilio Coldani dietro le pelli dell’apocalisse.  I Thunderstorm scontano il fatto che per lo più i presenti sono qui per le altre due band in cartellone; così come qualche passaggio assai cadenzato rischia di far distrarre i metallers più fast and hard, ma la band macina rodata i suoi pezzi per circa una mezzoretta di concerto, e le songs dall’ultimo “As We Die Alone” mettono il trio in bella mostra. Nel guitar playing di Bellan è possibile cogliere anche qualche spunto vagamente stoner /settantiano, un po’ alla maniera dei Trouble per intendersi; sono certo che Zakk Wylde o Michael Amott avrebbero gradito la sua performance.

Rapidissimo cambio di tecnologia on stage ed ecco il turno dei White Skull. Ero curiosissimo di vedere finalmente la band alle prese con Elisa Over (al secolo Elisa De Palma) dietro i microfoni. La ragazza porta sulle spalle non solo l’eredità di Gus Gasbarro (singer degli ultimi tre platter del combo) ma anche e soprattutto direi quella della indimenticata Federica De Boni. Almeno per il sottoscritto i White Skull sono quelli lì, 1995 – 2000: quattro album grandiosi ed epiche metal songs da leggenda! La scaletta è ben bilanciata tra passato e presente con diversi estratti dall’ultimo “The Ring Of The Ancients” ma anche immancabili classici come “The Roman Empire”, “Tales From The North”, “Embittered” (e qui le mie coronarie hanno letteralmente tremato!). Danilo Bar alla lead guitar, sempre più simile ad Yngwie Malmsteen nelle pose e nel look, scivola via sulla tastiera della chitarra unto come l’olio, dispensando sorrisi e boccacce ai presenti in estasi; Tony Fontò è il gran direttore d’orchestra della baracca, mentre con Steve Balocco al basso pare di vedere il buon Cliff Williams in azione. Alex Mantiero dietro le pelli macina colpi a martello e Elisa funamboleggia sul palco sempre felice e gioiosa verso il pubblico. Un autentico spasso da vedersi. Spesso si lancia nell’air guitar ed in generale dimena il corpo incapace di resistere al sound messo in piedi dalla sua band. Ottimo lavoro davvero, i White Skull sembrano rinati a nuova vita e l’attesa per il primo full-lenght del nuovo corso con Elisa alle vocals si fa a questo punto dannatamente spasmodica!

I fiorentini Domine si piazzano sul palco mentre la macchina del fumo (croce e delizia di ogni concerto metal) getta nella nebbia i kids assiepati alle transenne. Il concerto si apre e si chiude con “Thunderstorm” e “Dragonlord” entrambi estratti da “Dragonlord” (1999). Se si eccettua pure il bis (ovviamente “Defenders”, sempre estratta dal medesimo disco) l’intera scaletta dello show ha visto celebrare pezzi provenienti unicamente dalle ultime due release dei toscani, “Emperor Of The Black Runes” (2004) e “Ancient Spirit Rising” (2007). Non so come dirlo .... la professionalità di questa formazione è indubbia, così come tecnica esecutiva e talento sono meritevoli oltre ogni ragionevole dubbio, ma da vecchio fan dei Domine non posso che dolermi di una simile scelta. Dopo anni trascorsi a suonare le songs dei primi dischi è più che comprensibile che Morby e i fratelli Paoli vogliano dedicare i propri sforzi alla resa live del materiale più recente, il problema è ... il materiale più recente.
Brani estenuanti, a mio modo di vedere, un po’ stanchi e poco brillanti. C’è sempre il momento di fulgore, vuoi per il riff azzeccatissimo di Enrico, vuoi per la bella atmosfera ad inizio song, vuoi per il passaggio intricato o l’assolo coinvolgente, ma nel complesso questa fase della carriera dei Domine proprio non riesce a convincermi. Pur diversificando, tentando la via dell’arrangiamento settantiano o dell’arpeggio celtico, la band non riesce a staccarsi completamente dall’epic metal degli esordi; e allo stesso tempo i fraseggi più prettamente metal non hanno più la spontaneità e l’ardore del periodo “true”, facendo sì che i Domine si ritrovino prigionieri in una terra di mezzo. Va detto che il buon Stefano Bonini stasera siede dietro le pelli con la febbre, e questo costringe il gruppo a tagliar via qualche pezzo dalla scaletta. Ciò nonostante la resa live dei Domine si conferma, come sempre, impeccabile.
La voce di Morby spacca, nulla da dire, ma domarla assoggettandola all’economia della canzone sarebbe preferibile. Avrei fatto volentieri a meno dei 258 acuti piazzati in ogni dove. Inutile dire che, a causa di motivi strettamente affettivi e sentimentali, sono probabilmente l’unico ad aver vissuto negativamente il concerto della band, dato che il pubblico era in delirio. E in fin dei conti dentro di me sono felice per questo, poiché i Domine lo meritano certamente. Il mio amore per la band è indiscutibile, purtroppo rimango ancorato al valoroso passato dei guerrieri fiorentini, che ci volete fare! 


(Psychotron)