JULIETTE AND THE LICKS

- 29/06/2007 Ippodromo Le Mulina (Firenze) -

 

REPORT:
Arriva anche a Firenze la ragazzaccia del nuovo rock americano, la musa di Oliver Stone, Juliette Lewis ed i suoi Licks, per l’occasione ospiti della Fi.Esta gigliata diretta dall’ex Litfiba Piero Pelù. Passate le 22:00 la modulazione delle luci annuncia l’inizio del concerto. Basso, doppia chitarra elettrica e batteria si dispongono sul palco; il pubblico aspetta trepidante la star indiscussa della band, la pennuta Juliette che si presenta ai fiorentini corredata del consueto copricapo ornamentale dei nativi d’America. Ha inizio un’oretta abbondante di buon rock solido e ammiccante, alternativo e classico al contempo. Un EP e due album all’attivo per il quintetto californiano che si dimostra da subito in palla e volenteroso di dar fuoco alle cupole di questa ennesima città europea. La risposta dei presenti è calorosa, anche se il numero dei biglietti venduti non è propriamente da capogiro. Juliette è sguaiata, intensa, provocante, un maschiaccio in un corpo tanto minuto quanto sinuoso, generosissima nell’offrirsi al pubblico, teatralmente legnosa nei movimenti ma turbinante nello sbattersi lungo tutto il palco; un vero piccolo demonio fatto di benzina, magnetismo animale e ribellione. L’interazione con i fans è viva seppur non eccessivamente partecipata. Più volte il muro sonoro profuso dalla band oltrepassa gli angusti confini del semplice rock per lambire territori ai limiti dell’heavy sound. Riff e strofe dal sapore primitivo, genuino, spontaneo. Chiunque creda che il successo del gruppo derivi unicamente dal clamore mediatico suscitato da Juliette Lewis si sbaglia di grosso; dal vivo la band è assolutamente vera, concreta, dannatamente incisiva ed efficace. Non ci sono sconti per nessuno; i ragazzi ci credono in modo autentico, e il talento ne bacia le corde e le pelli. Quanto al paragone di Juliette con Iggy Pop, calza a pennello; a patto di aggiungerci anche qualche frammento di Elvis, Diamanda Galas, Nick Cave, e schegge della scena punk e hardcore statunitense. Dopo un battibecco (vero o presunto?) con un qualche anonimo figuro del pubblico al quale Juliette ripete ossessivamente e minacciosamente il proprio nome - come a dire: “ricordati bene chi sono!” - la band coverizza addirittura “Hot Stuff”, omaggiando gli anni ’70 di Donna Summer, e di colpo una disco-hit si rivela un perfetto brano rock, manco fosse nato apposta per essere quello. Ottima band, ottima musica, entrambe forse fin troppo scenografiche ed ostentate per una platea periferica e poco hollywoodiana come quella di stasera. Gli Stati Uniti sembrano estremamente lontani, così come l’aspirazione, di qua dall’Oceano, di dar vita a simili band, toste ed in grado di dire scrivere ancora qualcosa di nuovo nel solco della tradizione del rock.

 

(Psychotron)