OBITUARY + HOLY MOSES + Avatar
- 14/01/2008, Viper Theatre (Firenze) -
REPORT
Quella fiorentina è la prima delle due tappe dello Xecutioner's Return tour di proprietà Obituary, sul cui carrozzone sono saliti pure la leggenda cult tedesca rispondente al nome di Holy Moses e i novellini svedesi Avatar. Il locale conta molte presenze ed è facile intuire che il piatto forte un po' per tutti saranno i redivivi floridiani. Dopo una rapida occhiata (e qualche acquisto) al ricco banchetto del merchandising, ci si prepara alla prima band in cartellone. Gli Avatar iniziano diretti e concreti la loro breve set-list. Un metal-thrash sporcato dal cantato un po' "extreme", doppia cassa fustigatrice, volumi e qualità del suono non proprio brillantissimi. Vederli è abbastanza buffo, poiché soprattutto il singer ed il batterista sembrano presi in prestito da una glam /hard rock band scandinava degli ultimi anni, basti citare la sciarpetta zebrata al collo del drummer. Efebici, magrissimi, vestiti con semplici jeans e camicie, gli Avatar non sono interessati a rinverdire il cliché del machismo metallico, ma semplicemente a proporre del buon metal, e tutto sommato, pur senza sconvolgere per originalità, ci riescono discretamente.
Introdotti sul palco da una musichetta reggae il cui ritornello ripete ossessivamente il nome della band, gli Holy Moses, e soprattutto una Sabina Classen amatissima dal pubblico, arrivano sul palco per il proprio turno (circa 50 minuti) di inferno e calor bianco Il thrash della band di Aachen ha sempre guardato poco a compromessi fatti di intellegibilità e melodia. Hardcore, misto a punk, misto alla selvaggia e disordinata furia del metal primigenio dei vari Kreator e Destruction; questi i cardini sui quali da oltre 20 anni poggia l'assalto sonoro di casa Holy Moses. Proprio nel corso di questo 2008 dovrebbe vedere la luce il nuovo album "Bloodbound" e, forse a celebrare quanto fatto sin qui, i nostri decidono di proporre una scaletta che fotografi accuratamente anche e soprattutto il passato della band. "End Of Time" canzone simbolo dell'ultimo platter "Strenght Power Will Passion" fa sfracelli, ma sono le varie "Lost In The Maze", "Life's Destroyer", "Def Con II", "Finished With The Dogs", "Nothing For My Mum", "S.S.P.", "Current Of Death", eccetera, a testimoniare quanto di buono i Moses abbiano prodotto in carriera. Questi vecchi thrashers mostrano pure di aver conservato la giusta attitudine, vicina ai propri fans; è così che Sabina si intrattiene volentieri col pubblico ed anzi, per il gran finale con "Too Drunk Too Fuck", invita un ragazzo a salire sul palco, cantare a squarciagola, fare headbanging e bere birra assieme alla band. Peccato solo per l'assenza di una seconda chitarra on stage, avrebbe certamente aiutato.
Circa 80 minuti è il tempo riservato agli Obituary per distruggere e radere a irriconoscibili macerie il Viper Theatre. Pantaloncini da surfisti e anonime magliette sono il look scelto dalla Tardy's family per urlare a chiara voce (...con John si fa per dire!) che occorre che sia la musica a parlare e non l'aspetto. Il muro di suono sollevato è impressionante ed i ragazzi si dimostrano fantastici fin da subito in quanto a fedeltà e qualità esecutiva. Sciagurata invece la scelta della scaletta. Si apre con "Find The Arise", si prosegue con "Chopped In Half", e poi via ad un'ora di canzoni estratte dagli ultimi due platter .... ovvero non esattamente quelli per i quali centinaia di persone sono accorse a vedere la band americana. A un certo punto buttano lì una insperata "Threatening Skies" ed il finale è affidato come sempre al classicone "Slowly We Rot", ma per il resto è modernariato avvilente. Estratti a iosa da "Frozen In Time" e "Xecutioner's Return" che, seppur solidi e massicci, certo non possono competere con il periodo 1989 - 1997 della band. Comunque mostruosi, comunque notevoli, l'applauso è meritato.
Infine mi fa piacere sottolineare come, al termine dell'esibizione degli Obituary, i ragazzi degli Holy Moses si siano soffermati allo stand del merchandising per firmare autografi farsi fotografare con i fans e chiacchierare amabilmente della serata (che ha visto tra l'altro esibirsi una Sabina fortemente influenzata). Lo spirito del metal continua a vivere grazie a band così.
(Psychotron)
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