SYMPHONY X + Circus Maximus + Dreamscape

- 25/02/2008 Viper Theatre (Firenze) -

 

REPORT:
Una serata all'insegna delle ritmiche dispari, dei cambi di tempo, di trame mai lineari benché potenti e melodiche, dei virtuosismi, è quella che ha tenute occupate centinaia di persone accorse al Viper Theatre fiorentino per vedere all'opera i propri beniamini.
Alle 20:00 erano già a pieni giri di motore i Dreamscape, dalla Germania con furore. La band si lascia ascoltare piacevolmente, i brani sebbene d'impostazione prog, non sono mai troppo arrovellati, anche per un neofita della band. Il singer Roland Stoll, almeno in sede live, mi ha ricordato in più passaggi Morgan Thorn, sfortunato cantante dei Vicious Rumors periodo "Sadistic Symphony", con quella sua ruvidità di fondo mai sgraziata però. Molta passione ed intensità nella performance del gruppo, già alla quinta release in studio. Inevitabile che a livello di sound i riferimenti rimangano sempre i medesimi: Dream Theater, Symphony X, Fates Warning.

Una mezzoretta scarsa è il tempo assegnato ai Dreamscape, circa una quarantina di minuti quello previsto per i vichinghi Circus Maximus. Alla loro comparsa sul palco si rimane leggermente spaesati dalla presenza scenica del cantante, una sorta di Nick Kamen imbolsito e imbiondito. Ma non si giudica un libro dalla copertina, ed infatti Michael Eriksen si rivela il punto di forza della band, un singer di razza, dalla voce cristallina e smuovi-montagne; davvero una prestazione lodevole la sua. Il livello qualitativo dei suoni migliora rispetto ai Dreamscape, ed anche lo spessore del songwriting. I Circus Maximus sono una band più che discreta, in bilico tra prog, metal e hard rock, grazie ad abbondanti dosi di melodia (qualche parentela con lo show dei Masterplan, visti proprio sullo stesso palco, circa un anno fa). Brani mediamente molto lunghi, ed esattamente come per i Dreamscape, anche per i Circus Maximus le royalties da pagare vanno a Dream Theater e Symphony X (soprattutto questi ultimi). Bravi.

Un cambio di stage appena più lungo, permette di palpare con mano la vibrante attesa per i progsters del New Jersey, attesi come delle vere rock stars. Tra fari multicromatici, fumi artificiali e tendone scenografico con artwork dell'ultimo "Paradise Lost", i Symphony X assaltano il palco come pirati all'arrembaggio. Folla in delirio - si direbbe alla Domenica Sportiva - questi ragazzi sono veramente amati dal pubblico. Le prime file cantano tutti i ritornelli (e anche molte strofe) delle canzoni in scaletta, sempre a braccia alzate, mani cornute nel celebre segno metal-cameratesco. La band è vezzeggiata e inneggiata a pieni polmoni, e tutti onstage dimostrano di apprezzare. Russell Allen e Michael Romeo sono mostruosi, sentirli su CD o vederli dal vivo è praticamente la stessa cosa, sbavature zero. Romeo è una macchina di assoli, ceselli, arrangiamenti, riff. Fisicamente (e non solo) è praticamente il clone di Malmsteen. Sui manuali di heavy metal (..esistono?) alla voce Allen trovate scritto: "tutto ciò che deve essere un cantante heavy metal". Potente, sporco ma elegante, ruvido ma di classe, talvolta epico, talvolta drammatico. E tra song e song si scherza col pubblico sul cibo italiano contro quello tedesco (la precedente tappa del tour ha toccato Monaco). Da "The Divine Wings Of Tragedy" a "Twilight In Olympus" (porca zozza ... mancava la bellissima "Church Of The Machine"!), da "The Odyssey" a "Paradise Lost", i Symphony X non si sono risparmiati, proponendo quasi due ore di show, bis compreso, e soprattutto riproducendo fedelmente ogni passaggio inciso in studio, come una macchina perfetta. E che dire di Jason Rullo? Sin troppo in ombra in una band di talenti come questa. Il ragazzo non solo suona divinamente la batteria, ma molto del merito dei brillanti arrangiamenti va anche al suo stile ed alle sue intuizioni. Rimango convinto che "Paradise Lost" sia un album un po' di riflusso, nel quale il compitino sebbene svolto egregiamente, mostri pure qualche segno di eccessiva ripetitività; ma dal vivo si sa, tutto passa in secondo piano, e l'adrenalina fa il suo corso.
Voglio rivederli al più presto dal vivo!

(Psychotron)